Divinità Reali

I nostri progenitori non credevano negli “dèi” nell’accezione in cui noi oggi concepiamo tale termine. Il termine “dio” in inglese (god — NdT) è un termine di derivazione anglo-sassone il cui significato originario è “buono” (good — NdT), “buona cosa”, “buon gesto”, “beneficio”, “bontà” o “benessere”. Il termine “dèi” (gods — NdT) era utilizzato per rivolgersi agli spiriti della natura, quelli buoni e benefici, mentre per riferirsi a quelli di natura malevola e dannosa non veniva usato.

Le divinità europee erano (e ancora sono) degli ideali, concetti positivi quali “lo spirito dell’onestà”, “lo spirito della giustizia”, e a meno che impersonate da uomini o donne che interpretavano il ruolo di certi dèi o certe dèe, esse naturalmente non rispondevano mai alle preghiere degli uomini. Per tanto non vi era una relazione patologica tra il Pagano europeo e le sue divinità. Nient’affatto egli si relazionava ad esse al modo dei Giudeo-Cristiani con il loro “dio”. Egli, il Pagano, non sentiva le voci, “la voce di dio”, poiché di fatto non c’era nessuno che gli stesse parlando. Non si aspettava che accadesse o si compisse proprio un bel niente. Non si rivolgeva a nulla e a nessuno.

Con chi è che sta parlando ‘sto tipo?

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Piuttosto, gli spiriti di natura sono anche reali, chiamati spiriti perché non erano fisici, tangibili. Sono ciò che possiamo chiamare ideali : onestà, coraggio, giustizia, buona salute, bellezza, purezza, innocenza, gentilezza, amore, etc. Detti ideali — gli spiriti — venivano visti ovunque in natura. Un animale particolarmente coraggioso sarebbe legato allo spirito del coraggio, uno più docile e gentile sarebbe connesso allo spirito equivalente, un albero particolarmente robusto avrebbe un legame col dio della forza, e via dicendo. Potreste comunque controbattere dicendo che non esistono gli spiriti, ma vi sbagliereste cosìccome fareste affermando che non esistono onestà, coraggio, giustizia, buona salute, bellezza, purezza, innocenza, gentilezza, amore, etc.

Altre due divinità reali

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Le divinità europee erano quindi molto reali.

In un tempo lontano i nostri antenati praticavano ciò che oggi impropriamente chiamiamo magia o stregoneria, utilizzando degli incantesimi per influenzare gli spiriti della natura. Alcuni in ciò erano più versati rispetto ad altri, ed ogni anno venivano indette delle competizioni per assicurarsi che il Clan disponesse sempre dei migliori individui adatti a ricoprire il ruolo di Re e Regina Sacri. Il Re veniva eletto sulla base delle proprie capacità e abilità, la forza, l’intelligenza e la buona salute essendo le principali qualità. La Regina lo era in quanto la più innocente, la più paziente e di più bell’aspetto fra tutte quante.

Ancor oggi sappiamo di questa tradizione che si riferisce al Re e alla Regina di Maggio, con le rispettive gare, sia dalle nostre fiabe che dalla mitologia e dai canti popolari.

Col tempo divenne chiaro che non sempre gli incantesimi del mago funzionavano, e perciò alcune società cambiarono : piuttosto che affidarsi alla sua capacità di compiere incantesimi, si cominciò a rivolgersi più direttamente agli spiriti, chiedendo loro di accondiscendere alle richeste postegli. A tanto, gli spiriti ermafroditi vennero antropomorfizzati e venne dato loro un genere ed un nome : per esempio, si chiamò “Fulmine” lo spirito del fulmine, Loki in Scandinavia (“fulmine”, dalla radice PIE *luk-); “Tonante” fu chiamato lo spirito del tuono, Þórr in Scandinavia (“il tonante”, per l’appunto), e così via. Gli alberi e gli animali con cui originariamente questi spiriti erano stati associati divennero gli attributi delle divinità. Così ecco che il tempio di Þórr fu eretto nei pressi d’una quercia, e perciò si dice che il suo carro sia trainato da delle capre. Il tempio di Freyja era eretto attorno ad un ciliegio, e il suo carro trainato da gatti, etc.

Tuttavia ogni livello della società era ancora compenetrato dall’idea di stregoneria (magia simpatetica) al punto, che per acquisire i poteri degli dèi, l’uomo — ossia, i sacerdoti e le sacerdotesse — arrivò ad impersonare gli dèi stessi. Per esempio, traverstendosi come una dea, impersonandola, prendendone il nome, una ragazza diventava la dea, acquisendone così i poteri. Gli dèi e le dèe dei templi erano per tanto effettivamente reali: erano lì presenti loro stessi, in carne e ossa! Ascoltando le preghiere degli uomini, mangiando gli animali sacrificati, curando i feriti e portati su un carro attraverso i campi per benedirli, etc. Le divinità erano reali! Al Re e alla Regina Sacri di stampo stregonico-spirituale, si andarono a sostituire un Re e una Regina Sacri di natura più magico-divina, in sostanza non molto cambiò.

Delle competizioni annuali erano organizzate al fine di mettere in luce gli individui migliori che fossero per il Clan i più adatti a rivestire i ruoli di Re e Regina Sacri. Il Re veniva ancora scelto con gli stessi criteri, e altrettanto veniva fatto per la Regina.

Ai vincitori di queste gare annuali veniva consegnata una mela. Naturalmente, gli uomini che invecchiavano non avevano alcuna di possibilità di vincere a dei giochi in stile olimpico contro un uomo più giovane e forte, così come le donne che andavano avanti con gli anni non potevano certo competere in bellezza con delle ragazze più giovani. Perciò le divinità rimanevano eternamente giovani, grazie alle mele di Iðunn.

Traduzione a cura di Marco Prandini
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Tra le Rovine

In Europa si possono visitare località storiche di diverse categorie, ed osservare ciò che collega l’uomo moderno e il passato con i propri occhi. Si vede ciò che una volta era, e ciò che oggi ne rimane. Il più delle volte è stato rovinato completamente, o quanto meno in parte, a causa dell’ondata di odiosa distruzione anti-europea portata nel nostro continente dai giudeo-cristiani.

Oggi io e un mio amico abbiamo portato le nostre famiglie a visitare un sito gallo-romano. La mia famiglia c’era già stata in precedenza, in compagnia d’un buon amico dall’Ile-de-France, ma quando arrivammo realizzammo che — oh no –l’ultima volta che ci siamo stati non eravamo propriamente …visitammo solamente ciò che meglio potrebbe essere descritto come un cumulo di macerie, a circa duecento metri, credo, dal vero sito. Mi son sentito un po’ in colpa per aver portato il mio amico fin lì solo per vedere quell’ammasso di macerie.

Naturalmente, ci eravamo portati dietro l’attrezzatura da campeggio e un po’ di cibo, e tra il cucinare e il pranzare, discutevamo di come fosse triste il fatto che i giudeo-cristiani arrivarono nella nostra Europa, e che distrussero quasi tutti i luoghi sacri della paganità europea. Questi inoltre presero pure delle pietre che si trovavano proprio a fianco a noi con lo scopo di costruirci delle chiese. Quindi il tempio era ridotto a poco più che rovine non tanto per le offese del tempo e del clima, ma per l’azione dell’uomo. Questi luoghi sacri furono progettati e costruiti per durare per sempre, ma a causa dell’incoscenza alimentata dall’odio e dall’estremo disprezzo per il retaggio culturale europeo dell’uomo giudeo-cristiano, ora giacciono in rovina.

Nemmeno tutta la distruzione di cui il Giudeo-Cristianesimo è capace potrebbe tuttavia sradicare la magia che permea un luogo sacro pagano, o il sentimento del sentirsi connessi con gli Antichi quando calpesti il suolo che loro stessi calpestarono e tocchi ciò che costruirono con le loro mani, o ciò che quantomeno ne è rimasto.

Sebbene ve ne siano ancora molti, o piuttosto rimaniamo con molte loro rovine, molti di questi luoghi sacri sono stati dissacrati dagli stessi giudeo-cristiani, che distrussero, specie dandoli alle fiamme, tutti i templi europei che poterono trovare, abbatterono mura, distrussero statue, rasero al suolo boschi sacri e uccisero sacerdoti e sacerdotesse. Poi vi costruirono i loro templi, in onore del loro idolo criminale e il suo “padre divino”, proprio in cima ai resti dei templi pagani, pertanto assicurandosi che nessuno li avrebbe mai ritrovati, che nessuno si sarebbe chiesto cosa fossero, a che funzione asservissero o che tipi di templi fossero. Solo il Giudeo-Cristianesimo fu tollerato: tutto il resto su cui riuscirono a mettere mano fu distrutto.

Passò poi del tempo, e il nostro retaggio stava quasi per essere totalmente perduto per sempre, non fosse che per merito di invasori Musulmani. Già, i Musulmani trovarono degli antichi testi greci e latini e li tradussero in arabo, e da essi impararono molto, in effetti così tanto che grazie a ciò raggiunsero un grado di sviluppo tecnologico e scientifico più avanzato rispetto a quello dei primitivi Giudeo-Cristiani! Ebbero accesso alla antica scienza europea, alla filosofia, alla matematica, e quant’altro: tutto ciò che fu rigettato e distrutto a vista da quei pazzi furiosi Giudeo-Cristiani lunatici.

In risposta all’invasione dei Musulmani il cosiddetto Papa indì delle crociate contro di essi, e quando i crociati europei sconfissero i Musulmani più avanzati tecnologicamente e scientificamente e conquistarono le loro terre, rinvennero gli antichi testi greci e latini, o le traduzioni in lingua araba. Avevano trovato una via per ritornare all’Europa…

Gioisci Europa! Quando tali testi presero a diffondersi nel tuo grembo la Rinascenza vide la luce. Ciò fu proprio il risultato di un’Europa che aveva ritrovato il proprio intimo essere: la filosofia pagana, la matematica, la letteratura e la scienza dell’Antichità, riportate a noi tramite gli invasori Musulmani. Trovammo il modo per ritornare a tutto ciò che era stato distrutto qui in Europa dai Giudeo-Cristiani alimentati dall’odio. Nemmeno il terrore dei Giudeo-Cristiani non fu in grado di smorzare quel fuoco che andò riaccendendosi, quel fuoco che fu alla base del risveglio dello spirito europeo.

Dal Rinascimento in avanti fino a questo preciso momento, l’Europa sta cercando di liberarsi dal giogo del Giudeo-Cristianesimo, di disfarsi delle catene mentali, spirituali e fisiche dell’ebraico culto, del Cristianesimo. Poco per volta ma con decisione noi lo rigettiamo, passo dopo passo, giorno per giorno, e ci sbarazziamo dell’odio per sè stessi, dell’autodisprezzo, dell’umiltà, dell’odio della vita che tale culto ci impose con la forza, con la violenza e con la tortura, con minacce, menzogne, malizia, e con distruzione.

Traduzione a cura di Marco Prandini

Il Neanderthal Subumano

Quando i primi resti di Neanderthal vennero scoperti nel XIX secolo, la prima a investigare su questi ritrovamenti fu la chiesa. Sì, i preti si assicurarono che la scoperta di un essere umano con un teschio in grado di accogliere un cervello più grande (!) di quello dell’uomo moderno non causasse problemi a loro o ai loro precetti giudaici. L’idea che un «selvaggio Pagano» Europeo fosse più intelligente dell’uomo moderno, o sicuramente dei creatori della fede cristiana, era decisamente troppo per loro.

A causa di ciò i Neanderthal, gli originari nativi Europei, vennero presentati in una pessima luce. (Il Neanderthal) divenne un semi-animale, una bruta mezza-scimmia, un subumano rivoltante, lurido e primitivo. Giunsero addirittura alla conclusione che probabilmente non avesse nemmeno la capacità di parlare. Era semplicemente un’altra bestia della natura.

Alcuni scienziati Europei provarono a presentare il Neanderthal in modo più accurato, ma non avevano alcuna possibilità contro la chiesa, il suo potere e la sua macchina di propaganda. Così il Neanderthal, ad oggi, è considerato un subumano.

Quando gli scienziati Europei trovarono le prove che i Neanderthal non si fossero mai realmente estinti, bensì che siano parte di noi tutt’oggi, l’orribile immagine di una selvaggia mezza-scimmia subumana apparve in quasi tutte le menti. «Abbiamo i loro geni in noi? Oh no!» I giornali che scrissero a riguardo sembravano più shockati dal fatto che avessimo in noi i loro geni «subumani» che da qualunque altra cosa.

Un altro personaggio storico ad essere stato presentato in una luce piuttosto cattiva è quest’uomo;
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Sì, per più di 70 anni hanno tentato di farcelo immaginare come un uomo cattivo e odioso, un artista fallito adirato contro gli ebrei che non apprezzavano la sua arte, un uomo con un solo testicolo, un uomo che ha ordinato il gassamento di 6 milioni di ebrei, l’uomo che ha cominciato la Seconda Guerra Mondiale, e così via. Infine hanno anche provato a farci credere che Hitler stesso fosse un ebreo, che avesse antenati ebraici. Non gli fu portato alcun genere di rispetto; non evitarono alcun mezzo pur di farci pensar male di lui.

Anche Hitler, proprio come i nostri antenati Neanderthal, è diventato un mostro!

A causa di ciò molti respingono l’idea di avere una buona opinione di Hitler e dei Neanderthal. E’ dura, per loro, accettare l’idea che forse ciò che gli è stato detto riguardo Hitler ed i Neanderthal non è semplicemente inesatto, bensì sono menzogne spudorate – dette con intento malvagio e moventi puramente sinistri! Naturalmente, alcuni credono che abbiano diffuso menzogne soltanto riguardo Hitler, o riguardo i Neanderthal, e tuttora credono nelle menzogne riguardo l’altro. E’ difficile liberarsi dalla propaganda di menzogne giudaica con cui tutti siamo cresciuti. Ahimè!

Il proto-Europeo, il Neanderthal, non era affatto un selvaggio, una mezza-scimmia bassa o orrenda. Non era nemmeno lurido (non lo sono nemmeno molti animali!), e perché mai non sarebbe stato capace di parlare? Non c’è nulla di concreto a suggerire ciò! Qualunque cosa negativa riguardo i Neanderthal è stata inventata dai preti o da «scienziati» ebrei!

Gli Europei moderni sono spesso biondi e hanno gli occhi azzurri perché i Neanderthal erano biondi con gli occhi azzurri. Siamo bianchi perché i Neanderthal erano bianchi. Siamo intelligenti, e molto di più delle altre razze, poiché il Neanderthal era più intelligente delle altre specie umane. Non siamo più esattamente come i Neanderthal di cui abbiamo trovato i resti perché, durante le Ere Glaciali, alcuni Neanderthal si spostarono così tanto a sud da venire a contatto con altre specie umane e si meticciarono con l’Homo Sapiens (i proto-Africani), e questi geni non-Europei col tempo si diffusero in tutta l’Europa. Meno nel Nord, più nel Sud, sicuramente, ma alla fine trasformarono l’intera specie Europea. Ci trasformarono in ciò che siamo oggi; Europei moderni.

Siamo subumani? Siamo bestie selvagge? Siamo mezze-scimmie? Siamo luridi? Sembriamo mezze-scimmie? Siamo mai stati luridi nella storia? No? E allora perché avrebbero dovuto esserlo i nostri antenati più lontani? Sappiamo parlare? Sì? E allora perché non avrebbero dovuto parlare anche i nostri antenati?

Le lingue Europee diventano più avanzate e complesse man mano che andiamo indietro nel tempo. Ad esempio, il norvegese è primitivo rispetto al norreno. Il norreno è primitivo rispetto al proto-nordico. Il proto-nordico è primitivo rispetto al proto-germanico. Pertanto perché la lingua dei nostri antenati primitivi non sarebbe dovuta essere, di conseguenza, ancora più complessa e avanzata? Perché non avrebbero dovuto esserlo anche loro, rispetto a noi?

La nozione che l’uomo moderno sia «l’apice dell’evoluzione» è un nonsenso! Anche la chiesa vuole farci credere questo; vogliono farci credere che il futuro sia tutto ciò che conti! Certo, avevano il loro Giardino dell’Eden, e ammettono che questo Paradiso sia esistito nel passato, ma vi hanno sigillato ogni via d’accesso con il loro «peccato originale»: ogni cosa buona, pertanto, risiede nel futuro; la salvezza; il Paradiso o la qualunque! E’ tutto collocato nel futuro! Non guardate al passato! Oh no; il passato è solamente malvagio; Pagano, selvaggio, primitivo, crudele e orribile! Ricorda solo i peccati del passato!

Naturalmente loro vogliono farci pensare così; il Paganesimo è un culto del passato, un culto degli antenati, in cui gli antenati sono lodati, riveriti e celebrati come il meglio che ci sia! In cui viene preservato il meglio del passato per portarlo con con noi nel futuro. Onore. Gloria. Forza. Tutto viene dal passato. Siamo ciò che siamo a causa dei nostri antenati. Se rifiutate una qualunque realtà spirituale, dovete quantomeno ammettere che siamo quel che siamo a causa del DNA dei nostri antenati! Dobbiamo lavorare per mantenere il buono!

E i Neanderthal costituiscono la vasta maggioranza dei nostri antenati. Il nostro DNA ci dice che almeno il 99,7% dei nostri geni viene dai Neanderthal. Il restante 0,3% viene dall’Homo Sapiens (i proto-Africani). Piuttosto di vergognarci dei nostri antenati Neanderthal, per colpa delle menzogne giudaiche che ci sono state dette per così tanto tempo, dovremmo esserne fieri.

Negli ultimi millenni l’umanità è degenerata, proprio come le nostre lingue sono degenerate. Principalmente a causa della civiltà, e in secondo luogo a causa del cristianesimo; abbiamo smesso di lavorare per mantenere il buono del passato. Se ciò continua, ci trasformeremo nei subumani che tanti di noi disprezzano; luridi, stupidi, brutali, crudeli, mezze-scimmie; scimmie che scorazzano facendo sesso con qualunque cosa si muova, mangiandosi gli un gli altri nello stesso posto dove si caga.

Solo il culto del passato può salvarci da questo. Più sono antichi gli dei, meglio è. Più indietro nel tempo affondano le radici, tanto più possono nutrirci e salvarci dal trasformarci in scimmie.

Se avete dubbi, vi consiglio di leggere i post su Atala. Prendetevi del tempo. Leggeteli tutti. Farlo vi renderà più saggi. HailaR WôðanaR!

Traduzione a cura di Leandro Ippolito

Santifica e Cura

Post originale di Varg Vikernes

Probabilmente molti di voi conoscono la fiaba La Principessa sul Pisello (tagliato e incollato dalla pagina di Wikipedia dedicata a La Principessa sul Pisello): “La storia racconta di un principe che vuole sposare una principessa, ma che ha difficoltà nel trovare una moglie adatta. C’è sempre qualcosa di sbagliato in quelle che conosce, e non può essere certo che siano vere principesse. In una notte tempestosa (nelle storie di Andersen sempre foriera di una situazione in cui la vita è in pericolo o dell’opportunità che si verifichi un incontro romantico), una giovane donna bagnata fradicia cerca riparo nel castello del principe. Afferma di essere una principessa, quindi la madre del principe decide di mettere alla prova il loro inatteso ospite mettendo un pisello nel letto che le viene offerto per la notte, coperto da 20 materassi e da 20 piumini. Al mattino l’ospite racconta ai padroni di casa – in un discorso colorato con doppi sensi – che ha sopportato una notte senza sonno, tenuta sveglia da qualcosa di duro nel letto; qualcosa che certamente la ha indolenzita. Il principe gioisce. Solo una vera principessa avrebbe avuto la sensibilità per sentire un pisello attraverso una tale quantità di coperte.” 

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Ricordare oggi questa fiaba mi ha fatto pensare…si: all’autismo.

Oggi normalmente viene data una diagnosi di autismo alle persone con certi tratti caratteriali, come una intelligenza eterogenea, una ipersensibilità (ai rumori, a certi tessuti, ai cambiamenti nella routine ecc.), interessi speciali, una tendenza a pensare per immagini invece che per mezzo delle parole, una speciale abilità nel concentrarsi e nel notare dettagli dove altri non lo fanno, uno speciale interesse nelle collezioni e/o altri tratti.

Normalmente si distingue tra autistici “ad alto funzionamento” (spesso semplicemente chiamati “Aspergers”) e autistici “a basso funzionamento”, e questi ultimi sono solitamente ciò a cui le persone normali pensano quando sentono parlare dell’autismo. Parlerò del primo caso qui, perché sono molto interessanti da una prospettiva storica e non c’è nulla di sbagliato in loro – a meno che ovviamente non abbiano anche alcuni problemi che non sono legati in alcun modo con il loro autismo, così com’è li hanno molti esseri umani non-autistici.

Gli Aspergers sono spesso individui con cui per molti è un po’ difficile relazionarsi socialmente, ma possiedono alcune abilità che i normali esseri umani semplicemente non hanno, e si pensa per questo motivo che siano stati estremamente sovrarappresentati in tutti i tipi di lavoro dove la combinazione di intelligenza estremamente alta, eccezionale senso per i dettagli, completo disinteresse per ciò che le altre persone pensano di loro, una estrema abilità di concentrazione e una memoria eccezionalmente buona sono stati fattori importanti. I ricercatori sull’autismo hanno scherzosamente detto che probabilmente ogni singola grande figura storica nella storia dell’uomo era un Asperger: capi politici, inventori, generali, compositori, scienziati e così via. Solo gli Aspergers possiedono le eccezionali abilità necessarie per tutto ciò, affermano (e io concordo).

Asperger è oggi una “diagnosi”, e questo è ovviamente molto strano, perché Asperger significa solamente che sei differente, che la tua mente funziona in modo differente. Non c’è nulla di sbagliato con gli Aspergers! Funzionano semplicemente in modo diverso.

Mia moglie (Asperger) ha ipotizzato su atala.fr che le caratteristiche di un Asperger potrebbero benissimo essere caratteristiche ereditate dai nostri antenati Neanderthal. Quando i nostri antenati si ibridarono con l’Homo sapiens il cranio cambiò un po’, ovviamente col passare del tempo, e a causa di ciò cambiò anche la mente, e l’uomo Europeo divenne più stupido e anche meno felice. Così infelice che cominciò a fare ogni sorta di cosa pur di alleviare la sua situazione; creò l’arte perché non era più in grado di vedere la bellezza (e i dettagli) della natura in sé, e creò la civiltà e una nuova tecnologia, perché non poteva più sopportare la vita così com’era e cercava di renderla migliore.

Anche gli Aspergers soffrono di questa vertigine metafisica, e oso affermare; in particolare gli Aspergers soffrono di questa vertigine metafisica, perché vedono e comprendono molto di più lo stato originario e naturale delle cose rispetto alle persone normali, e probabilmente tutte le innovazione e tecnologie furono ideate dagli Aspergers.

Le persone normali assomigliano più all’homo sapiens…non sono molto inventive, non sono molto artistiche, non sono ottimi capi, non tendono a pianificare in anticipo, necessitano disperatamente di avere degli amici, solitamente si preoccupano moltissimo di ciò che le altre persone pensano su di loro e non vogliono essere diversi, ecc. E non sono nemmeno molto intelligenti.

Va bene, Asperger è una “diagnosi”, e ce l’hai o non ce l’hai, ma le caratteristiche che identificano un Asperger sono molte, e non devi averle tutte, o tutte quante ad un tale grado da far sì che ti venga data la “diagnosi” Asperger se venissi esaminato a riguardo, per poter dire di avere una mente Europea. In Europa possiamo addirittura vedere intere tribù con un modo di pensare molto simile a quello degli Aspergers. L’esempio più scontato è ovviamente la Finlandia, ma anche gli Scandinavi sul piano collettivo hanno un comportamento molto simile a quello degli Aspergers. Hanno ad esempio una più o meno seria necessità di intossicarsi con l’alcool per poter essere in grado di comunicare tra loro ad un livello “moderno” (…), e giudicano una settimana o due da soli in una capanna di tronchi nel bel mezzo del nulla come la miglior vacanza che ci possa essere – lontano da tutti gli altri, e meno elettricità e acqua corrente ci sono meglio è!

E perché no? Pensi che i nostri antenati nomadi fossero così tanto socievoli? Pensi che l’Europa fosse così affollata che ovunque si voltassero si sarebbero urtati con qualcuno? No! Erano molto soli, in piccoli gruppi (famiglie), e parlavano ad altri solo ogni tanto, quando li incontravano, più comunemente, in luoghi d’incontro prestabiliti (per scambiare notizie e non ultimo allo scopo di trovare spose per i loro figli). Le società ultra-sociali e fortemente non-Europee in cui viviamo oggi sono molto aliene alla nostra natura Europea! Non c’è da meravigliarsi se necessitiamo di intossicarci per “funzionare” in accordo con le moderne regole sociali!

Ora, queste “tribù Asperger” lassù nell’Europa Settentrionale risultano anche essere le tribù più pure razzialmente dell’Europa, quelle con più caratteristiche Neanderthal. Quindi perché non dovrebbero avere anche la più alta percentuale di “sintomi” Asperger (Neanderthal)?

L’Europa successiva alla infezione homo sapiens era una società cambiata, ma i più o meno ibridati Europei erano sicuramente in grado di riconoscere ancora quelle buone vecchie caratteristiche mentali Europee, e questo ci riporta a La Principessa sul Pisello. Per preservare e addirittura coltivare queste qualità Europee crearono un sistema per trovarle; e questo spiega l’arrivo della religione Europea, cresciuta dal Culto dell’Orso dei Neanderthal. In La Principessa sul Pisello vediamo che volevano scoprire se lei era ipersensibile; se poteva sentire il pisello sotto quei 20 materassi e quei 20 piumini. Quando poteva avvertire il pisello, non riuscendo nemmeno a dormire a causa di esso, sapevano che era per certo una vera Europea, e non semplicemente Europea nell’aspetto – per cui il principe voleva sposarla! Vedi: le caratteristiche Neanderthal vengono trasmesse di genitori in figli…

La maggior parte degli Europei che hanno un aspetto Europeo sono anche maggiormente Europei nella mente piuttosto che Africani, nonostante non sono e probabilmente non verrebbero diagnosticati come “Aspergers”, ma molti “Europei” per davvero non sono mentalmente Europei.

Proprio come ci assicuriamo che i migliori tra noi in bellezza/salute, forza fisica, abilità creative, intelligenza, onestà, coraggio e così via sopravvivano, dobbiamo assicurarci di coltivare anche il modo Europeo d’essere e di pensare. L’unico modo per fare ciò è abbracciare la religione Europea, che fu creata per questo scopo preciso in seguito all’ibridazione delle specie (cominciata circa 100’000 anni fa). La religione Europea è uno strumento per guarire l’Europa, e per ripristinare l’uomo Europeo, nella carne e nello spirito, nel sangue e nella mente. HailaR WôðanaR!

Traduzione a cura di Artuso Fabio

Le Radici di un Albero

Per prima cosa una colonna sonora per il post

Sappiamo molte cose riguardo l’uomo e il mondo in cui vive, e ci sono molte cose che sappiamo essere andate perdute e di cui siamo realmente solo a conoscenza, ma ciò che raramente prendiamo in considerazione è quanto è andato perduto poiché anche il ricordo è stato distrutto dai nostri nemici. Ci sono molteplici storie di “olocausti” nei nostri libri di storia, che gettano un’ombra sulla realtà.

I «primi cristiani» (ovvero cripto-giudei) in Europa bruciarono sistematicamente o distrussero in altri modi ogni frammento di cultura Europea in cui s’imbatterono e sui cui poterono allungare le loro luride mani, e continuarono a farlo per centinaia di anni. Infatti lo fanno ancora, soltanto non sono più chiamati «primi» cristiani e non sono più tutti quanti cripto-giudei.

I musulmani fecero la stessa cosa ovunque andarono, ma fortunatamente la loro devastazione fu limitata alla penisola iberica, ai Balcani e a parti dell’Italia. Comunque, anche loro presero molti libri o vennero, in altre maniere, a contatto con antichi testi Europei e li tradussero in arabo. Pertanto, ironicamente, a causa loro e della loro aggressione molta della nostra cultura Europea, che altrimenti sarebbe andata perduta, sopravvisse.

Oggi quindi conosciamo la filosofia e la letteratura Romana e Greca, prese dai musulmani nelle aree che occuparono, ma abbiamo molte poche informazioni riguardo le altri parti d’Europa; le parti dove i «primi cristiani» ed i loro Europei convertiti regnavano liberi. Sappiamo alcune cose perché i cristiani «per errore» documentarono informazioni riguardo la cultura Europea nel loro tentativo di demonizzare i nostri antenati. Abbiamo anche una manciata di libri, come le Edda, documentate dai cristiani per altre ragioni. (Nessuno di questi libri è stato scritto da un autentico ebreo, ovviamente.)

I cristiani più stupidi asseriscono che «se non fosse stato per quei cristiani che documentarono le informazioni in quel modo, non avremmo saputo assolutamente nulla riguardo la religione Europea». Niente potrebbe essere più distante dalla verità; se non fosse stato per i cristiani, innanzitutto la nostra cultura Europea sarebbe rimasta intatta.

Nel XX ed anche nel XIX secolo molti Europei, come Julius Evola, si rivolsero verso l’Asia meridionale per trovare informazioni riguardo il retaggio Europeo. Fecero ciò poiché videro che molto del retaggio Europeo era meglio conservato lì che qui. Gli asiatici meridionali non patirono mai (quanto noi) a causa dei giudei o della maledizione del cristianesimo creata dai giudei, quindi sebbene le loro classi elevate non fossero più Europee, per come lo erano state in passato, le loro religioni in parte lo erano. Per questo c’è molto da scoprire lì, in particolare in India e in Tibet, che potrebbe insegnarci ed aiutarci a comprendere meglio la nostra cultura Europea.

Nessun albero può crescere senza le proprie radici, nessun edificio può ergersi senza fondamenta. Affinché l’Europa cresca – o anche solo sopravviva – abbiamo bisogno delle nostre radici. Abbiamo bisogno di costruire il futuro su fondamenta Europee. Le radici di un altro albero non recano benefici al nostro albero. Le fondamenta di un’altra casa non sono adatte alla nostra. Senza il nostro passato, praticamente, non abbiamo futuro!

La saggezza perduta che non possiamo ritrovare – nell’erba verde, in rovine abbandonate, in caverne buie o nascosta sotto strati di muschio – possiamo ricostruirla dalla memoria! Sì, dalla memoria del sangue. Dopotutto siamo ancora Europei, la maggior parte di noi ad ogni modo, e come un pozzo di saggezza il nostro cuore e il nostro sangue possono nutrire i nostri spiriti e le nostre menti ed insegnarci ciò che è andato perduto. Possiamo dare ascolto alle voci dei nostri antenati e ricostruire la nostra magnifica Europa!

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Ah, ma molti fraintendono questo approccio e pensano giri tutto attorno ad un ritorno al passato. Non lo è; è una continuazione nel futuro, ma con un’altra direzione. Raccogliamo le parti buone del passato (poiché in precedenza l’abbiamo perso) e lo portiamo con noi nel futuro! Conserviamo anche le parti buone che – malgrado il giogo ebraico – abbiamo creato negli ultimi millenni. Non buttiamo via nulla di buono: accantoniamo soltanto il brutto, il marcio, il disonesto, il falso, l’ingiusto, il codardo, il disonorevole; il non-Europeo!

La vita non è la maledizione di un qualche «dio» desertico fittizio, in cui dobbiamo soffrire in quanto creature così orribilmente peccaminose, e per cui dovremmo fare del nostro meglio per rimpiazzarla con un posto nel «paradiso» ebraico. La vita sulla Terra ha un significato in sé! Non c’è nulla di meglio della vita sulla Terra! Certamente, possiamo goderci una pausa dalla vita (ergo la morte) di tanto in tanto, prima di ritornare a goderci nuovamente la vita, a crescere e diventare migliori, ma l’obiettivo non è riposare; l’obiettivo è vivere e vivere in un buon modo!

La vita è bella se coltiviamo il buono in noi e nel mondo in cui viviamo, ed il male è presente nella vita per portare l’opportunità al bene di compiere la propria opera, per così dire. Non ci sbarazzeremo mai di tutto ciò che è «negativo», ed ovviamente se lo facessimo segnerebbe la nostra condanna – perché abbiamo bisogno del male per crescere o per restare forti, per imparare. L’obbiettivo non è il fine ultimo in questo contesto: lo è la strada per l’obbiettivo.

Anche oggi, in un mondo soffocato dall’oscurità giudaica e dalla disperazione, dovremmo vederla come un’opportunità! Noi – a differenza di così tanti nostri antenati – abbiamo l’opportunità di sconfiggere un nemico prossimo ad assassinare non soltanto una famiglia, una tribù o addirittura un popolo, bensì un’intera razza – addirittura una specie! Abbiamo l’opportunità di diventare Eroi più grandi e più importanti di qualunque Eroe prima di noi! Abbiamo l’opportunità di sconfiggere un nemico più forte, più grande, più potente, più orribile e più crudele di qualunque nemico l’Europa abbia affrontato in passato! Rallegratevi! Prendete le vostre spade e caricate (metaforicamente parlando, ovviamente…)! I bardi canteranno della vostra storia per le ere a venire, se lo farete.

L’Europa è la culla dell’eroismo e dell’inventiva, della filosofia e della giustizia! Credere che l’uomo nato da questa culla sia qualcosa di diverso è semplicemente ridicolo. Il futuro è radioso per ogni grande uomo – e tutti gli altri uomini forgiano sé stessi: semplicemente scelgono di essere grandi! Ogni Europeo ha in sé l’essere grande – il fare cià ch’è giusto incuranti dei costi personali o dei rischi! Anche tu!

Uccidiamo la bestia (metaforicamente parlando…) e salviamo l’Europa! Possiamo – e lo faremo! HailaR WôðanaR! 

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Traduzione a cura di Leandro Ippolito

Sul Voto

Articolo originale di Varg Vikernes.

Al giorno d’oggi tutte le elezioni politiche sono delle bufale e l’interno sistema di voto altro non è che un mezzo per tenere in riga i pecoroni. Il voto, tuttavia, era qualcosa d’altro…

Un po’ di musica prima di continuare.

Il voto nell’Europa pagana non era tanto il diritto dell’elettore, quanto più il suo dovere. Non era un privilegio tanto quanto non fosse un peso. Oggi, qualunque persona che vive nel tuo paese da almeno tre anni o più e che ha compiuto almeno 18 anni può votare. La sua intelligenza, fedeltà, conoscenza, legittimità, spirito di sacrificio e legame con la terra in cui vive sono completamente irrilevanti.

In passato, tuttavia, il voto era concesso solo ai nobili che erano sposati, e prima che cominciate a farvi strane idee: la nobiltà dell’Europa pagana costituiva il 70-75% della popolazione, se non di più. Il restante 25-30% era composto da uomini liberi e da schiavi (questi ultimi non essendo veri e propri schiavi, quanto più dei servitori) — ed ovviamente, anche qualche fuorilegge.

Nobile era il nativo che possedeva una propriertà allodiale, proprietà che era in possesso della sua famiglia da molte generazioni, di solito almeno cinque, o anche per 250 anni o più. Le regole esatte in questo contesto erano diverse da un regno all’altro, e cambiavano anche nel corso del tempo.

Solo ai nobiluomini era concesso di votare, non perché le donne fossero considerate come inferiori, quanto più perché solo i nobiluomini sposati potevano votare, e si assumeva che si erano consultati con le proprie mogli e avevano da esse ricevuto dei consigli prima che ogni votazione avesse luogo. Inoltre non solo doveva essere sposato, ma doveva avere anche dei figli! Il voto che esprimeva non era solo il suo personale, ma quello della sua famiglia. Quindi : una famiglia, un voto.

L’idea era quella che solamente agli individui profondamente radicati nella nazione e a quelli con dei figli era consentito di influenzare la direzione che la nazione doveva seguire, poiché solo loro avrebbero avuto ben presente gli interessi della nazione all’atto del voto. Solo loro avrebbero avuto a cuore il futuro della nazione!

Quindi, per che cosa esattamente votavano?

Re e Regina governavano sulla terra, ossia si assicuravano che il regno, gli interessi della gente e le tradizioni venissero protette, ma ogni qual volta delle decisioni importanti dovevano essere prese, di solito in riguardo se il regno dovesse o meno entrare in guerra, ai nobili veniva chiesto di votare o contro o a favore. Solo il Re poteva richiedere che una votazione del genere avesse luogo, e l’imparziale Regina giudicava circa l’esito del voto.

La maggior parte delle volte erano i nobili a governare le proprie vite; coltivavano le loro terre e i loro interessi come giudicavano più giusto, mentre si affidavano alla figura del Re solo in casi di laeadership militare o religiosa, o per quando i nobili erano in conflitto tra di loro : il Re era un dio, ed era anche il dio della giustizia.

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Il Re era il Capo del Regno, ma ogni Nobile era il Capo della sua proprietà allodiale, e nemmeno il Re in persona poteva interferire su tale sacro diritto, e questo diritto era simboleggiato dall’Alto Seggio, noto come Öndvegi (“Il viaggio/la strada degli spiriti”) — così chiamato perché i diritti e i doveri del nobile antenato venivano trasferiti al primogenito nel momento in cui questi si sedeva sul seggio del padre defunto acquisendo così il dominio e la gestione della famiglia e della proprietà allodiale.

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Rispetto all’Europa del giorno d’oggi, quella pre-cristiana era molto diversa, sotto moltissimi aspetti, anche per quanto riguarda appunto il votare, il diritto al voto e il motivo del voto.

Io voto per un ritorno ad un’Europa europea, in cui vige la tradizione avita che siano i migliori uomini e le migliori donne a proteggerla. L’unica cosa che dovrebbe essere diversa nell’Europa del futuro è il livello di tolleranza nei confronti di influenze aliene distruttrici. A nessun uomo dovrebbe essere permesso di abbracciare le idee di persone aliene o di permettere di far crescere queste idee sulla sua proprietà allodiale.

HailaR BalðuR!

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La tolleranza è la virtù dell’uomo senza convinzioni — G.K. Chesterton
Traduzione a cura di Marco Prandini

Come in Cielo, così in Terra

Il matrimonio pre-cristiano era di natura sacra, era un’unione tra due divinità! Il Re e la Regina rappresentavano rispettivamente il Dio del Cielo (TîwaR) e la Dea della Terra (Erþô), ed in loro anche tutte le altre divinità. L’uomo e la donna sposati comunemente rappresentavano anch’essi le divinità; rispettivamente il dio della buona salute, della forza giovanile e della libertà (FraujaR), e la dea dell’amore, della libertà, della bellezza giovanile e della salute (Fraujon). Presumo ciò in quanto l’ultimo nome è tuttora utilizzato, in Scandinavia ed in Germania, come titolo per le donne sposate; lo scandinavo «Frue» ed il tedesco «Frau» significano «Donna Sposata» (utilizzati come il termine «Madame») ed entrambi derivano dal nome di Freyja (Fraujon). La sua versione maschile sembra essere stata rimpiazzata, ad un certo punto, dal più aggressivo «Herre» («condottiero»).
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Mia moglie ha ipotizzato, ed io convengo, che le divinità rappresentassero differenti tappe nel «progresso» di una persona attraverso la vita, e ciò avrebbe senso se presupponessimo allora che il matrimonio in sé garantiva all’uomo e alla donna questi titoli. Avevano in tal caso raggiunto il livello di «FraujaR» per gli uomini e di «Fraujon» per le donne. Se non ti fossi sposato, il tuo sviluppo spirituale, intellettuale, emotivo e addirittura fisico avrebbe stagnato; dovevi sposarti per poter continuare al livello successivo – come se il matrimonio fosse un rituale iniziatico in un culto misterico con diversi ranghi. Il rango che conseguivi prendeva il nome da una divinità, e quando ottenevi questo rango tu diventavi quella divinità. Da quel momento iniziavi ad assumere il ruolo di quella divinità nella tua società.

Nel lontano passato la società, naturalmente, era molto diversa da ciò a cui siamo abituati ed ogni gruppo (nomade) probabilmente era costituito, in origine, soltanto da un’unica (larga) famiglia, ciascuna di essere rappresentante ciò che definiremmo una divinità. Più individui potevano anche rappresentare ed assumere il ruolo di una stessa divinità, poiché la divinità non era collegata ad un singolo individuo o personalità. Poteva addirittura essere trovata anche in alberi, piante ed animali. Alcune divinità potevano benissimo non essere presenti nel gruppo, qualora nessuno avesse ottenuto questo rango.

Queste grandi famiglie si scambiavano figli e figlie con altre grandi famiglie che incrociavano il loro cammino, o che forse incontravato in luoghi speciali.

Gli Europei combinavano i matrimoni; innanzitutto i genitori s’incontravano e discutevano la faccenda, e qualora fossero stati d’accordo i bambini in questione erano fidanzati; avevano in progetto di sposarsi più avanti. Quando diventavano adolescenti erano fidanzati normalmente, a meno che ovviamente uno di loro non volesse, e poi infine si sposavano quando la donna era diventata un’adulta. Gli uomini, di norma, erano più grandi delle donne (di circa 5-15 anni) poiché le donne sono più adatte a dare alla luce un bambino quando sono giovani adulte, e gli uomini sono più adatti a nutrire e proteggere le proprie mogli e bambini quando sono un po’ più grandi. Gli uomini sono all’apice della loro forza verso i 30 anni.
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Il compito del ragazzo o del giovane uomo fidanzato era di proteggere, colpire e conquistare il cuore della sua fidanzata. Lei poteva perfettamente respingerlo quando si sarebbero dovuti fidanzare (o anche prima, se è per questo), pertanto lui doveva davvero fare del suo meglio per affascinarla. Aveva un’altra ottima ragione per essere un (giovane) uomo buono, abile, forte, coraggioso, gentile, onesto ed onorevole in ogni accezione!

Potreste dire che magari nessuno dei due avesse un qualche interesse verso l’altro, ma se pensate in quel modo sottovalutate i nostri antenati; perché avrebbero organizzato un matrimonio tra due individui che non si piacevano? In origine non c’erano confini, né regni, né schiavi, né potere sugli altri! Niente accordi da fissare. Niente di quel genere! Conducevano sane vite nomadi, tutti liberi dalla schiavitù! E parlavano ai propri figli! Loro – a differenza dei genitori moderni – socializzavano un sacco coi propri figli. Conoscevano loro e le loro simpatie e antipatie. Incontravano altre famiglie, e possiamo credere che spesso vivessero per lunghi periodi con altre famiglie, pertanto avevano un sacco di tempo per conoscersi gli un gli altri.

Col tempo le grandi famiglie divennero tribù, e più in là queste tribù si stanziarono da qualche parte, ed i primi regni Europei vennero fondati. Il sistema coniugale era ancora lo stesso, che TîwaR fosse il capo di una famiglia nomade o di una tribù stanziale. Subì un paio di cambiamenti col passare del tempo ed il mondo cambiò, non ultimo per l’arrivo dell’agricoltura, ma le fondamenta e l’idea erano le stesse.

Quando i nemici dell’Europa oggi attaccano la nostra antica istituzione coniugale, lo fanno perché è il pilastro che regge tutto quanto; è il collante che tiene insieme l’Europa! Il nucleo familiare, guidato da un uomo ed una donna in un matrimonio sacro, che crescono ed educano i loro figli, è ciò che ha permesso all’Europa di sopravvivere a 2000 anni di cristianesimo. Loro hanno demolito e rimosso con successo così tanto di ciò che era nostro, ma non ci sono ancora riusciti con quest’istituzione sacra! Ci provano – ci provano più forte che mai – ma sebbene il femminismo e la femminilizzazione dell’uomo hanno un qualche successo, l’antica istituzione coniugale Europea si erge forte nei cuori di tutti i veri Europei! «Come in Cielo, così in Terra»; ci sposiamo proprio come i nostri dei e le nostre dee, e così facendo portiamo il Cielo Divino giù sulla Terra – nella veste di un’istituzione coniugale spirituale, intelligente, antica e potente! HailaR WôðanaR! HailaR Fraujon! 

Traduzione a cura di Leandro Ippolito

Il Matrimonio Sacro

La musica che dovreste ascoltare mentre leggete viene nuovamente dai divini Daemonia Nymphe; Divined by Trophonius. Prendete nota dell’alveare nell’illustrazione nel video e ricordatelo mentre leggete il testo.

Una cosa completamente assente in quasi tutti i libri riguardo il Paganesimo è una descrizione appropriata e la comprensione di un qualcosa tanto essentiale e ampiamente praticato quanto il matrimonio sacro; il matrimonio tra l’uomo e la sua divinità, tra le donne e gli dei, tra gli uomini e le dee. I giudeo-cristiani hanno fallito nel distruggere questa pratica in Europa, ma loro – così come fanno con tutte le cose con cui vengono a contatto – l’hanno pervertita a fondo e l’hanno resa parte del giudeo-cristianesimo; fecero diventare uomini e donne monaci, preti e suore, e fecero «sposare» a quest’ultime il «dio» ebraico. Quella che era stata una salutare pratica Pagana fu trasformata in uno strumento genocida per i giudeo-cristiani, che gli permise di assicurarsi che gli Europei più ben intenzionati, pacifici, buoni e amorevoli non procreassero.

Una bella donna Europea che, a causa dei giudeo-cristiani, non procreerà mai. Non vi è bisogno di aborto o sterilizzazione;
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Il matrimonio sacro, in greco detto hieros gamos (ἱερὸς γάμος), deriva dall’Età della Pietra, in cui la società era governata da un re trovato mediante una selezione attenta, sposato ad una regina trovata mediante una selezione non meno attenta. Le ragazze più belle si riunivano e competevano in una serie di gare, note in Scandinavia come bruðhlaup («matrimoni», originariamente «gare delle spose»); le gare erano prove di abilità (ad es. chi sa filare il miglior filo dall’erioforo?), pazienza (ad es. chi riesce a finire di tessere una maglia prima del tramonto?), persistenza (ad es. chi può cucire per ore senza riposo e finire senza piangere?) e bontà (ad es. chi aiuterà le proprie avversarie?). Dovevano far ciò senza sanguinare (ad es. senza ferirsi con l’ago, il che avrebbe fatto sanguinare il loro dito), e tutte coloro che avevano successo erano eleggibili come Regine di Maggio. La Regina di Maggio era allora scelta o per lotteria (ovvero gli spiriti selezionavano colei che ritenevano migliore per l’impresa) o dal vincitore delle gare di Maggio per gli uomini, che avrebbe poi dato una mela a colei che pensava fosse la più bella di tutte.

Gli uomini che aspiravano alla posizione di Re di Maggio dovevano innanzitutto scalare un albero sacro (ad es. una quercia) e trovare un ramo sacro (ad es. il vischio) e poi portarlo all’arena dove avrebbero partecipato in una gara per gli uomini. Ciò veniva fatto per rendere il Re di Maggio (dell’anno precedente) vulnerabile a loro; egli stesso era un dio, pertanto era invulnerabile a tutti coloro non avessero portato il vischio; la forza vitale del Re di Maggio era immagazzinata nel ramo sacro. Gli uomini partecipavano ad ogni sorta di competizione; tiro con l’arco, corsa, salto, nuoto, scalata, lancio del giavellotto, lancio dell’ascia, cavalcata, giochi con l’anello (ad es. colpire un anello appeso da un albero con una lancia, una fionda o una pietra, spesso [in tempi successivi] con una lancia da cavallo), lotta e pugilato. Ma avevano anche giochi di parole, dove gli uomini ad es. dovevano comporre la poesia più divertente (e far ridere la Regina di Maggio), dovevano raccogliere il miele, trovare acqua fresca, trovare la più grande perla in una conchiglia in fondo al mare, risolvere indovinelli, accendere un fuoco, catturare pesci, catturare selvaggina e così via.

Sappiamo di tutte queste competizioni dalle fiabe scandinave ed anche dalle fiabe francesi e tedesche raccolte dai fratelli Grimm, ma certamente il vero significato di queste è stato nascosto, non dai giudeo-cristiani, ma dai Pagani, che lo fecero per assicurarsi la sopravvivenza in un mondo in cui i giudeo-cristiani distruggevano tutto ciò che era Europeo. Adesso che avete la chiave per comprendere queste splendide fiabe vi suggerisco di visitare di nuovo quel mondo. Sarete meravigliati da quanto capirete adesso, semplicemente per aver letto fin qui in un singolo post di un Pagano. Come ho detto in passato; basta una singola luce per scacciare l’oscurità giudeo-cristiana e riuscire a vedere.

L’uomo che finiva col diventare il Re di Maggio era il più forte e intelligente di tutti! Era un vero uomo, un Eracle (“l’onore del prescelto”), ma la Regina di Maggio era solo una ragazzina, nemmeno della giusta età; non le era concesso di sanguinare, dal dito, mentre partecipava alle gare delle spose, ma le sarebbe stato concesso di partecipare alle gare delle spose soltanto se non avesse mai sanguinato prima d’allora – e ciò includeva il non aver avuto la prima mestruazione. Avrebbe anche perso il suo ruolo di Regina di Maggio se avesse sanguinato per qualsiasi ragione, incluso l’avere la prima mestruazione.

La Bella Addormentata, prossima a sposarsi dopo aver perso il suo ruolo di Regina di Maggio poiché aveva sanguinato dal suo dito;
Brewtnall, Edward Frederick, 1846-1902; Sleeping Beauty

La Regina di Maggio era lei stessa una Dea; l’incarnazione della salute giovanile e della bellezza della natura, era una Vani (“bella”); Venere, Afrodite, Freyja, Aine, Shieba, et cetera. Doveva essere protetta ad ogni costo, e chi sarebbe stato migliore per far ciò se non il miglior uomo fra tutti? Lui la sposava, in un matrimonio sacro, ed il suo unico compito era proteggerla dai mali del mondo. Era un matrimonio puramente simbolico, senza diritti coniugali e intimità fisica tra il Re di Maggio e la Regina di Maggio. Queste due tra le divinità più belle, questi Vani, avrebbero governato la società fino alla prossima gara delle spose, quando avrebbero potuto o mantenere i propri titoli o passarli a qualcuno migliore di loro.

Il Re di Maggio veniva – sembrerebbe – giustiziato alla fine del suo mandato, per trasferire il suo potere al nuovo Re di Maggio, come descritto qui, ma la Regina di Maggio – quando sanguinava per la prima volta – ritornava ad essere semplicemente un’altra normale (seppur molto bella) giovane donna, che col tempo avrebbe sposato un uomo fortunato e probabilmente avrebbe avuto bellissimi bambini con lui. Ritornava ad essere nuovamente un comune âss (“spirito”, pl. æsir).

Tuttavia, questo non era l’unico matrimonio sacro nella società Pagana. Il bardo (skâld/skâldmær), il vate (gôði/gyðja) ed il druido (drôttinn/drôttning), o se preferite i sacerdoti / le sacerdotesse itineranti, i sacerdoti / le sacerdotesse ed i re-sacerdoti / le regine-sacerdotesse rispettivamente sposavano anch’essi le loro divinità. I meglio noti tra loro sono certamente i Baccanti e le Menadi, ma effettivamente tutti i sacerdoti e le sacerdotesse lo facevano. Diventavano un tutt’uno con le loro divinità, dopo un matrimonio sacro (simbolico). Erano sotto la protezione di un dio o di una dea proprio come la Regina di Maggio era sotto la protezione del Re di Maggio. Erano sicuri da ogni male.

Quando diventavano dell’età giusta, solitamente dopo 10 anni di servizio presso la propria divinità, verso i 20 anni (sia per i ragazzi che per le ragazze), lasciavano la protezione della propria divinità e invece si sposavano, e – a differenza di monaci, preti e suore cattolici adoratori della morte – divenivano cittadini utili e avevano figli, proprio come chiunque altro.

La tradizione di lasciare che i giovani offrissero servizio presso una divinità non fungeva semplicemente da educazione religiosa per quell’individuo, era anche un modo per la società Pagana di produrre veri dei e dee, idoli per gli altri, ideali, eroi ed eroine, modelli di comportamento. Erano selezionati dalle masse; soltanto alle più belle (= salutari) ragazze ed ai ragazzi più forti e saggi veniva dato quest’onore, ed era certamente un onore servire una divinità! Sposare una divinità!

Sacra coppia; Bacco e Arianna;
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Ebbene, arrivò il giudeo-cristianesimo, ma questa romantica e bella tradizione non svanì, e non assunse semplicemente la forma del piano genocida di non permettere a preti, monaci e suore di procreare. Sappiamo anche di questa tradizione Pagana in quanto si sviluppò in ciò che divenne nota come la Cavalleria. Sì, le usanze e la condotta dei guerrieri Europei divennero noti come Cavalleria e le loro gare si trasformarono nei Tornei Cavallereschi. Tutto questo fu una continuazione del Paganesimo. Invece di dare una mela alla ragazza che ritenevano più bella, cavalcavano elegantemente verso la tribuna e abbassavano le loro lance per scegliere la nobile ragazza a cui avrebbero dedicato la loro (potenziale) vittoria, e lei – qualora avesse accettato la sua proposta – avrebbe annodato il proprio fazzoletto alla lancia. Dopodiché, prima della giostra, lui avrebbe slegato il fazzoletto per annodarlo invece alla propria manica. E da ciò deriva il modo di dire inglese; “indossare il cuore sulla manica”;  mostrare apertamente i propri sentimenti. Mostrare apertamente quale ragazza si reputi più bella. Non c’era più alcun matrimonio sacro religioso tra il cavaliere fortunato e la sua favorita. I giudeo-cristiani erano riusciti a sottrargli quello.

Fanciulla serba con un cavaliere ferito dopo aver combattuto i nemici dell’Europa (i Turchi);
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La galanteria Pagana sopravvisse per quasi 2000 anni. Cominciò a svanire, e svanì rapidamente nel XIX secolo, ma due grandi guerre scatenate dai giudeo-cristiani nel XX secolo le posero fine, e lo spirito Europeo fu rimpiazzato, con qualche eccezione qua e là, dalla perversa ed iper-sessualizzata mentalità giudeo-cristiana, propagata massicciamente dalla loro industria dell’intrattenimento e dai media. Probabilmente l’unica cosa rimasta di questa galanteria Pagana ai soldati moderni è il modo in cui si salutano, portando la mano destra al berretto. Originariamente ciò era fatto dai cavalieri per alzare le loro visiere quando incontravano altri cavalieri, per far vedere loro il volto, per mostrare chi erano (dietro tutta quell’armatura). Ogni uomo aveva il diritto di sapere contro chi stava combattendo; chi sto uccidendo? Chi mi sta uccidendo?

Un soldato americano fa il saluto, probabilmente senza sapere cosa stia facendo o perché lo stia facendo. Non indossa nemmeno un berretto;
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Il nemico, di certo, non sta mostrando il suo volto. E’ com’è sempre stato; un codardo che si nasconde dietro il palcoscenico, manovrando i fili, e che fa del suo meglio per scagliare nell’abisso l’intera società, cultura, religione e razza Europee.

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Io combatto per l’Europa! HailaR WôðanaR!

Traduzione a cura di Leandro Ippolito

Lo so io, fui appeso al tronco sferzato dal vento

Uno dei più grandi misteri per gli accademici che si son posti a studiare la mitologia scandinava è costituito dalle stanze dell’Hâvamâl dalla 138° alla 145°, le quali trattano di quello che è stato interpretato come l’auto-sacrificio di Odino, la sua nascita, o di come egli apprese le rune. Se avete piacere di unirvi a me in un viaggio nel passato vi darò una prospettiva dalla quale osservare ciò che realmente accadde…

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138.
Veit ek, at ek hekk
vindga meiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sjalfr sjalfum mér,
á þeim meiði,
er manngi veit
hvers af rótum renn.

<<Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.>>

Ciò che veramente abbiamo davanti ai nostri occhi è un soggetto che, denudatosi, appende le sue vesti ai rami dell’albero sacrificale che cresce sul tumulo sepolcrale, per far sembrare come se si fosse ad essi appeso. Trafigge i suoi abiti con una lancia, nel medesimo intento. Successivamente, entra all’interno del tumulo per trovare ciò che percepisce come il suo vecchio corpo, quello che possedette in una vita precedente; finge d’essere un defunto ed è per tanto condotto da Odino nella tomba; Odino sarebbe la versione scandinava di Ermes/Mercurio, dio che accompagna i morti nel luogo del loro riposo. Per ciò vien detto che sacrifica sè stesso a sè stesso.

139.
Við hleifi mik sældu
né við hornigi;
nýsta ek niðr,
nam ek upp rúnar,
æpandi nam,
fell ek aftr þaðan.

<<Con pane non mi saziarono
né con corni mi dissetarono.
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là.>>

Per tutto il periodo di nove giorni e nove notti necessari all’iniziazione e all’apprendimento dei segreti, le sue vesti rimangono appese all’albero. E lì rimangono per tutta la durata del processo e non saranno rimosse nè reindossate finché non avrà termine.

140.
Fimbulljóð níu
nam ek af inum frægja syni
Bölþorns, Bestlu föður,
ok ek drykk of gat
ins dýra mjaðar,
ausinn Óðreri.

<<Nove terribili incantesimi
ricevetti dall’illustre figlio
di Bǫlþorn, padre di Bestla,
e un sorso ottenni
del prezioso idromele
attinto da Óðrørir.>>

Il candidato porta con sè un ramo di vischio (= la “mala spina”, traduzione letterale di Bölþorn — N.d.T.). Questa è la chiave, il sacro oggetto che deve presentare al cospetto dell’attrice che lo sta attendendo all’interno del tumulo. E’ necessario affinchè ella gli impartisca i sacri insegnamenti. In realtà, non beve proprio nulla, invece impara i segreti, le sacre canzoni, che destano la sua mente. Si siede in silenzio ad ascoltare ciò che l’attrice ha da dirgli.

141.
Þá nam ek frævask
ok fróðr vera
ok vaxa ok vel hafask,
orð mér af orði
orðs leitaði,
verk mér af verki
verks leitaði.

<<Ecco io presi a fiorire
e diventai saggio,
a crescere e farmi possente.
Parola per me da parola
trassi con la parola,
opera per me da opera
trassi con l’opera.>>

Il candidato impara a dovere le canzoni, per tanto diviene migliore, accrescendo la sua saggezza. Acquisisce l’hamingja del suo sè precedente, quella del defunto all’interno del tumulo, divenendo quest’ultimo. Le gesta e le voci della sua vita trascorsa fanno ora parte della sua vita presente.

142.
Rúnar munt þú finna
ok ráðna stafi,
mjök stóra stafi,
mjök stinna stafi,
er fáði fimbulþulr
ok gerðu ginnregin
ok reist hroftr rögna.

<<Rune tu troverai
lettere chiare,
lettere grandi,
lettere possenti,
che dipinse il terribile vate,
che crearono i supremi numi,
che incise Hroptr degli dèi.>>

Il candidato ora è divenuto un prescelto, un uomo con hamingja. Può finalmente raccogliere gli oggetti di valore con cui il defunto fu sepolto e rivendicarli come suoi propri; queste possenti e meravigliose armi, un tempo forgiate dall’onorevole deceduto, ora sono sue.

143.
Óðinn með ásum,
en fyr alfum Dáinn,
Dvalinn ok dvergum fyrir,
Ásviðr jötnum fyrir,
ek reist sjalfr sumar.

<<Óðinn tra gli Æsir,
ma per gli Álfar Dáinn,
Dvalinn innanzi ai Dvergar,
Ásviðr innanzi ai giganti,
io stesso ne ho incisa qualcuna.>>

Tutte le onorevoli gesta del passato sono ricordate, le gesta impresse nell’hamingja. Egli è ora un uomo con hamingja, pertanto si assicurerà che le proprie gesta onorevoli vadano ad assommarsi alla lista. Anch’egli ne imprimerà alcune, in onore dei suoi avi.
144.
Veistu, hvé rísta skal?
Veistu, hvé ráða skal?
Veistu, hvé fáa skal?
Veistu, hvé freista skal?
Veistu, hvé biðja skal?
Veistu, hvé blóta skal?
Veistu, hvé senda skal?
Veistu, hvé sóa skal?
<<Tu sai come incidere?
Tu sai come interpretare?
Tu sai come dipingere?
Tu sai come provare?
Tu sai come invocare?
Tu sai come sacrificare?
Tu sai come inviare?
Tu sai come immolare?>>
Il prescelto ha ora imparato a scrivere i segreti, a leggerli, a dipingerli, a provarli, ad invocarli, a sacrificarli, ad inviarli, ad usarli (immolarli).
145.
Betra er óbeðit
en sé ofblótit,
ey sér til gildis gjöf;
betra er ósent
en sé ofsóit.
Svá Þundr of reist
fyr þjóða rök,
þar hann upp of reis,
er hann aftr of kom.
<<È meglio non essere invocato
che ricevere troppi sacrifici:
un dono è sempre per un compenso.
È meglio essere senza offerte
che ricevere troppe immolazioni.
Così Þundr incise
prima della storia dei popoli;
poi egli si levò su
da dove era venuto.>>
Conclude dando alcuni consigli a quelli che verranno dopo di lui, su come padroneggiare i poteri che gli furono insegnati nel profondo del sepolcro, consigli che egli stesso diede in una vita da molto tempo trascorsa, prima che facesse ritorno in questo mondo. La sua mente si mantenne, e risorse dalla tomba alla vita sacrificando sè stesso a sè stesso — per divenire sè stesso. Di nuovo.
Quindi, per concludere, queste stanze dell’Hâvamâl hanno a che fare sempre con la stessa storia, quella che conosciamo da <<Sorcery and Religion in Ancient Scandinavia>>. E’ una descrizione del più importante rito di passaggio europeo, di come un individuo privo di hamingja possa diventarne uno che ne è invece provvisto. Si descrive come un uomo possa divenire un dio, connettendosi all’hamingja di quelli che vissero prima di lui, e continuando ad aggiungervi del potere egli stesso, compiendo gesta onorevoli in vita.
Potete leggere un migliaio di libri scritti dai così detti accademici e non imparare nulla, o potete dare ascolto al vostro sangue, alla voce dei vostri antenati, alla vostra intuizione e capirete il tutto in una frazione di secondo.
HailaR WôðanaR!
Traduzione a cura di Marco Prandini

L’Arrivo della Guerra

Siamo svelti a elogiare e onorare i nostri antenati Pagani per tutto ciò che di buono hanno portato in questo mondo, ed è giusto così, ma l’Europa Antica non era solamente salute, giovinezza, bellezza, filosofia, prati fioriti e alberi antichi. C’è un lato oscuro dell’Europa Antica di cui non parliamo spesso. Non è solo il Giudeo-Cristianesimo a far sì che i fratelli Europei si uccidano tra loro in massa.

Nel primo secolo avanti Cristo il Pagano Giulio Cesare aveva un grosso debito personale (verso chi?…..[non ho ancora scoperto nei confronti di chi fosse in debito, anche se questo potrebbe essere ben noto agli storici, ma almeno sappiamo che tutti gli usurai a Roma erano Ebrei]), e necessitava di una guerra per ottenere i soldi per pagare il suo debito. Dunque varò la sua campagna in Gallia, che nel corso di otto anni risultò, secondo lui stesso, in 1.000.000 di Galli morti, per lo più civili macellati dai suoi legionari. Saccheggiò quelle terre e gli usurai ottennero i loro soldi…

Vercingetorige getta le sue armi ai piedi di Giulio Cesare, di Lionel Noel Royer (1899);
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Anche se per quanto ne sappia non così sanguinari, Roma perpetrò attacchi molto simili contro l’Illiria, la Dacia, la Britannia, i Belgi, la Germania e così via. Certamente non erano spaventati dall’idea di insanguinarsi le mani con il sangue dei loro fratelli Europei.

Comunque, i Romani non furono gli unici a comportarsi in questo modo. Tribù di tutta l’Europa combatterono guerre tra loro, occasionalmente sterminandosi totalmente a vicenda. E anche i Romani soffrirono per più volte un fato simile a quello che inflissero ad altri; Roma fu ripetutamente saccheggiata, dai Galli, dagli Scandinavi del Sud (ovvero i Germani) e dagli Unni, e durante una delle campagne contro la Germania i Romani, tre Legioni intere e i civili al seguito, furono completamente sterminati o schiavizzati in seguito all’attacco degli Scandinavi del Sud sotto il comando di Arminio nella Battaglia della foresta di Teutoburgo.

Scandinavi del Sud (erroneamente dipinti con elmi cornuti…) in battaglia con i Romani, di Otto Albert Koch;
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Daci che macellano legionari Romani, i quali non erano ben equipaggiati per competere con i Daci armati con la loro arma nazionale, la falce dacica. I Romani rimasero così scioccati dal loro scontro con i Daci, le cui falci tagliavano attraverso i loro elmi e scudi e tutto il resto, che migliorarono i loro elmi in conseguenza di ciò – uno dei rari miglioramenti dell’armatura ideati durante l’Antichità Classica.

Elmo Romano prima e dopo aver incontrato i Daci (notare la protezione della fronte aggiunta su quello di destra);

Quindi la grande domanda è ovviamente; perché? Perché si uccisero a vicenda in tali numeri, e così abitualmente e senza porsi troppi problemi? Macellavano uomini e donne, civili non meno che guerrieri, e schiavizzavano i restanti. Perché?

C’è solo una vera risposta a questa domanda, e questa risposta è l’agricoltura. Come affermato in precedenza, è la diffusione dell’agricoltura che conduce l’uomo verso una vita di miseria. Tutto d’un tratto l’uomo divenne malnutrito, perché mangiava solo un tipo di alimento. Tutto d’un tratto la carestia divenne un problema, perché intere popolazioni si fecero dipendenti dai loro raccolti, e quando i raccolti fallivano non avevano cibo. Tutto d’un tratto gruppi di uomini cominciarono ad attaccarne e ucciderne altri, perché dovevano rubare i raccolti altrui per sopravvivere. Tutto d’un tratto apparì la schiavitù, in quanto gli uomini necessitavano di lavoratori che assistessero ai campi. Tutto d’un tratto apparì la tirannide, in quanto l’uomo con abbondanza di cibo cominciò a estorcere coloro che non ne avevano. Tutto d’un tratto villaggi, paesi ed eventualmente città cominciarono ad apparire, in quanto le persone si riunivano attorno ai tiranni che controllavano le riserve di cibo. Tutto d’un tratto apparì la prostituzione, in quanto le donne non avevano più altri mezzi per sfamarsi. Tutto d’un tratto apparvero i confini, in quanto i tiranni vollero assicurarsi le terre per se stessi. L’agricoltura fu la radice della civiltà, e la civiltà la radice della guerra; del macellamento e della schiavizzazione senza senso degli altri – dei fratelli e delle sorelle razziali.

La guerra sana si chiama semplicemente il duello. Veniva combattuto tra due campioni, ognuno rappresentante la sua tribù, il suo gruppo o la sua causa, e il loro duello regolava i conti. Nessun bisogno di assassini di massa. Nessun bisogno di morti violente; era comune, in tali duelli, che il vincitore nemmeno lo uccidesse, il perdente. Perché avrebbe dovuto? C’è più Onore nel permettergli di vivere. C’è più Onore nell’accettarlo nuovamente come un Fratello dopo la lotta, come spesso facevamo dopo le lotte quando ero un bambino. Le migliori amicizie che abbia avuto sono quelle nate da un combattimento.

La società agricola, e in particolare la civiltà, che osserviamo più prominentemente a Roma e in Grecia, fu un ambiente innaturale per l’uomo. Era distruttiva, disgregativa e semplicemente negativa per un essere umano abituato per centinaia di migliaia di anni ad uno stile di vita da cacciatore-raccoglitore. Trasformava un pacifico cacciatore-raccoglitore in un legionario assassino, in un guerriero selvaggio, in un brutale berserk, in un criminale assetato di sangue.

Sono passati qualche migliaio di anni, e viviamo ancora in società agricole e civili, e presumo che ci stiamo abituando sempre più a questo stile di vita, comprendendo però sempre meglio che affinché esso diventi più salutare noi dobbiamo cambiare. Penso che nessuno di noi dovrebbe avere qualsiasi speranza affinché tutto ciò cessi presto di esistere. L’agricoltura e la civiltà sono qui per rimanere, che ci piaccia o no. Ciò che possiamo fare è assicurarci che i conflitti interni vengano mantenuti sul piano del duello, e reagire invece con orribili guerre distruttive contro gli aggressori esterni. Dobbiamo, perché tutti gli altri lo fanno. Se non lo facciamo saremo sovrastati dall’Asia.

Almeno molti di noi sono esseri umani intelligenti, e quando la quinta colonna (ovvero gli Ebrei e i loro leccapiedi) sarà stata rimossa dall’Europa potremo concentrarci nel ricostruire una confederazione salutare, buona, filosoficamente illuminata, saggia, giusta, stupenda, verde, scientificamente avanzata, potente e Pagana. Un’Europa Europea!

Traduzione a cura di Artuso Fabio