Su ‘Babbo Natale’ e il Periodo Natalizio

Halloween, la notte dei santi, è la notte in cui comincia l’iniziazione dei bambini! Nel mondo pagano, i bambini non erano considerati come reali esseri umani fino al superamento di questo rituale. Nemmeno un nome vero gli veniva dato prima di questo momento! Per poter divenire un vero uomo, ogni bambino doveva affrontare questo pauroso, periglioso e difficoltoso rituale. Dovevano superare il timore della tenebra, o dell’orso, dei morti e dell’ignoto — e dovevano anche badare a sè stessi per un lungo periodo di tempo.

Il rituale ha inizio con la discesa nel mondo sotterraneo, nel mondo dei morti; tipicamente una grotta o il cavo di un albero o, successivamente, l’interno di un tumulo sepolcrale. Lì sarebbero stati rinvenuti i resti del defunto dal quale il candidato al rito avrebbe voluto prendere il nome; il defunto che lui stesso avrebbe voluto diventare.

Egli stesso sceglieva chi diventare, e naturalmente solo gli uomini onorevoli venivano scelti per questa rinascita. Maggiore l’onore, maggiore la fama postuma della persona, maggiori le possibilità di essere scelto. Più avanti l’uomo iniziò a portare con sè nella tomba le proprie ricchezze, non solo il proprio nome, per assicurarsi che ne avrebbero goduto anche nella vita successiva (o forse per aumentare le possibilità di essere scelti per la rinascita…). E sì; i bambini entravano nei sepolcri, trovavano questi oggetti di valore e lì portavano con loro nel mondo dei vivi. Li consegnavano al Mago, in questa maniera mostrando in qualità di quale antenato rinascere.

Questo comunque era solo il principio dell’iniziazione, e il Mago custodiva questi oggetti di valore fino alla notte di Natale — quando TîwaR (Týr), l’onorevole, (ri)nasce!

Fra Halloween e la Vigilia di Natale i bambini in questione affrontavano diverse prove, di cui non parlerò in questa sede, finché alla Vigilia, quelli che le avevano superate con successo facevano ritorno alle rispettive famiglie — nottetempo, scortati dal Mago. Dunque gli “elfi”, ossia gli spiriti degli onorevoli defunti, facevano la loro visita la notte di Natale. Naturalmente, i bambini erano spesso molto affamati, dopo aver trascorso così tanto tempo per conto proprio, per tanto i loro genitori disponevano del cibo in soggiorno alla Vigilia di Natale : una scodella di zuppa d’avena, magari? Successivamente, a seguito della cristianizzazione, questa usanza si rivelò troppo pagana per chi aveva il potere all’epoca, e i Pagani (cioè, la gente…) dovettero spostare questo pasto per il ritorno dei morti — per i piccoli “goblin” come venivano chiamati dai Cristiani — dalla casa alla stalla. Infine, i bambini rinascevano nelle vesti degli antenati che ciascuno aveva scelto nel sepolcro. A questo punto il Mago consegnava loro gli oggetti di valore che essi avevano raccolto dai sepolcri; poiché a questo punto i bambini erano rinati in qualità dei defunti al loro interno, e questi oggetti erano pertanto di loro proprietà. In sostanza riacquisivano ciò che si erano portati nella tomba al momento della fine dell’ultima vita.

Tuttavia, non tutti i bambini superavano queste prove. Non erano forti abbastanza e così perivano prima dell’arrivo della notte di Natale, e a questi bambini “cattivi” venivano semplicemente date delle ceneri provenienti dal sepolcro. Questi rimanevano bambini, e avrebbero dovuto cercare di farsi un nome per conto loro affrontando nuovamente le prove rituali al successivo Halloween. Poi, il Mago riportava nella tomba gli oggetti del defunto che non era andato ad incarnarsi, ovvero li lasciava all’ingresso di questa.

I bambini che superavano queste prove invece ricevevano un nome, un vero nome, e così facevano visita di casa in casa, a salutare i propri vicini e a presentarsi con i loro nuovi nomi. Per questo noi chiamiamo quest’usanza “julebukk” (inchino di Natale); educatamente si inchinavano e si presentavano, dopo essere (ri)nati alla Vigilia di Natale.

Il motivo che più mi preme nel portare alla vostra attenzione questo argomento è l’avvicinarsi del periodo natalizio, e come si sa, ogni singolo anno si sentono farneticare Cristiani, Atei e quant’altri a proposito delle celebrazioni natalizie, del perché abbiamo un Babbo Natale, del perché i bambini buoni ricevono dei regali, dei goblin che mangiano il porridge nella stalla e chi più ne ha, più ne metta. La loro ignoranza è estrema, la loro volontà di diffondere falsità ancor di più, e ho pensato che valesse la pena scrivere due righe per mettere in chiaro quello di cui si sta parlando realmente quando ci si riferisce a queste tradizioni.

Possiamo combattere i nemici della nostra cultura e delle nostre tradizioni con ogni sorta di mezzo, anche se personalmente credo che il migliore sia semplicemente quello di far notare alla gente l’ovvia verità, per tanto scacciando la loro oscurità con la luce.

HailaR WôðanaR!

Traduzione a cura di Marco Prandini
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