A Proposito Della Morte

E’ difficile liberarsi da della musica. Ti segue per un certo periodo di tempo.

Le foglie stanno cadendo dagli alberi. Il vento sta soffiando. La pioggia sta cadendo. La Madre Terra sta morendo… di nuovo.

Questo accade ogni anno, lo sappiamo. Anche i nostri antenati lo sapevano. Accade al giorno – quando la notte diventa il sorgere del Sole, giorno, e poi tramonto. Accade alla Luna – con l’eclisse lunare che si trasforma in Luna crescente, poi Luna piena ed infine Luna calante. Accade al mese – con la prima settimana comincia la settimana della reincarnazione, la seconda settimana è quella della nascita, la terza quella della vita e della morte. Accade all’anno – l’Inverno è la stagione della reincarnazione, la Primavera quella della rinascita, l’Estate quella della vita e l’Autunno quella della morte. Accade anche all’uomo – l’uomo che è un elfo (i.e. un bianco spirito del nobile defunto) nel reame della morte (il tumulo sepolcrale), che nasce, che vive e che muore di nuovo.

Tutte le potenze dell’universo affrontano questo processo, alcune più velocemente di altre, alcune in scala più grande rispetto alle altre, certamente, ma tutte quante lo fanno. Anche i pianeti. Anche il sistema solare e le galassie. Tutte quante, hanno una vita.

Così, questo accade anche a tutte le divinità Europee. Vengono rinnovate e ritornano migliori di quanto fossero prima di morire: così come vivono, deperiscono e successivamente muoiono – proprio come l’uomo. Solo ciò che è buono ritorna, ma questo buono viene corrotto col tempo e deve quindi essere rinnovato. Più e più volte.

Non c’è una fine a tutto ciò. E nemmeno un inizio. Nessuna “creazione” e nessun “Armageddon”. E’ così da sempre e sarà sempre così. Il Ragnarok è solo un rinnovamento di tutto il bene che c’è nel nostro mondo. Viviamo eternamente, ed il “tempo” è solo un’illusione: una forma che ha l’uomo per comprendere questa eternità.

Quando Madre Terra muore l’uomo può raccogliere: per esempio, funghi commestibili cominciano a crescere sul terreno marciscente della foresta, e le castagne cadono dai castagni. La morte di un’entità è sempre la vita di un’altra.

Io sono un uomo, intrappolato in quest’eternità, incapace di vederla nella sua complessità, così mi avventuro nella foresta morente e raccolgo, cosìda poter mangiare e quindi continuare a vivere per un po’ di tempo. Forse, ad un certo punto, capirò all’improvviso il motivo per cui sono qui, trovando un significato al tutto. Forse accadrà quando morirò – e per tanto sceglierò di ritornare nuovamente alla vita. Di nuovo, e di nuovo, e di nuovo.

Forse la scintilla che è in me, che mi dona la vita, diventa più forte man mano che vivo, e nutre le divinità quando muoio.

HailaR Erþô! HailaR WôðanaR!

Il raccolto di castagne dopo un quarto d’ora di raccolta nella foresta a circa 50 metri dalla nostra proprietà:

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Traduzione a cura di Marco Prandini

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