L’Intrigo Di Leuke (No. Lokis Renkespill) III

Come sapete vi erano molti supporters a Parigi il 17 di ottobre. Tutti loro hanno contribuito a modo loro per esprimere il loro supporto e per dire alla gente della stampa che non sono da solo. Grazie mille a tutti per il vostro supporto. Lo apprezzo davvero!

“Agente Thibault” di Scriptoblog con amici, hanno organizzato trasporti, “vie di fuga”, porti sicuri, interviste, sessioni fotografiche, incontri di lavoro ed anche i pasti! Vi ringrazio molto!

PS. Mi domando se sono stato l’unico a notare le Svastiche nel cancello per il tribunale Francese…

Quindi, cos’è successo quel giorno?

Il 17 è cominciato presto. Mi sono svegliato verso le 04:15 e mi sono fatto una doccia. Dopo un breve sguardo alla mia gmail mi sono diretto all’appuntamento con alcuni amici a nord di Limoges attorno alle 06:30. Abbiamo guidato fino all’ Île-de-France in circa 4 ore, nella mia no così veloce e non così discreta Lada, e “naturalmente” abbiamo speso circa 45 minuti cercando di arrivare alla tappa successiva; un parcheggio coperto nella periferia di Parigi.

Non perdo mai l’occasione di pubblicare foto della mia amata automobile. I proprietari di Lada Niva spesso sono così (dovete solo sopportarci):

PS. Suoniamo anche il clacson, salutiamo o almeno lampeggiamo quando incrociamo un’altra Lada Niva in strada (e tutti noi pensiamo che la nostra Lada sia la migliore e la più bella…).

 

Finalmente siamo arrivati e ci siamo incontrati con l'”Agente Thibault” e suo fratello, e da li a poco si è unito un’altro amico. Dopo aver mangiato abbiamo continuato in taxi fino al tribunale, dove Thibault aveva organizzato una piccola dimostrazione (vedi foto sopra). La polizia militare è arrivata celermente a fermarci, ma il mio amico si è apprestato a parlargli ed a spiegargli la situazione, così ci hanno lasciato liberi di fare la nostra piccola protesta. Il poliziotto militare dunque ci ha detto che poteva portare me ed il mio amico presso l’entrata VIP, così entrambi abbiamo potuto evitare le due ore di attesa fuori. Ha continuato a scortarci lungo tutto il percorso fine all’aula destra, dove siamo stati accolti da un discreto numero di reporters e giornalisti. Gli altri dovevano entrare nel modo normale e sono arrivati dentro 2,5 ore più tardi…

La stessa aula era abbastanza gremita ed ho visto molti volti amici e…un sacco di t-shirt di Burzum! (Sapete, per come la vedo io individui che indossano t-shirt di Burzum sono sempre un buon segno…)

Non essendo in grado di comprendere tutto ciò che veniva detto sono stato libero di pensare più alla stanza in se rispetto a quanto avrei fatto normalmente in una stanza come quella, ed ho notato una raffigurazione della divinità Europea Lady Justitia sul soffitto così come i fasces, il buon vecchio simbolo Pagano Romano che venne usato dai Fascisti. Le nostre radici Europee sono forti, questo è certo…

Il mio avvocato ha richiesto di postporre il caso, come spiegato qui, ed è stato ascoltato, così abbiamo lasciato l’aula. All’esterno i reporters hanno aspettato, così come un gruppo di supporters, e poco dopo che i reporters hanno cominciato a fare domande i supporters li hanno fermati applaudendo e dandomi un benvenuto che mi sarei soltanto potuto sognare. Li ho ringraziati più volte, ma voglio ripetermi ed esprimere la mia gratitudine per il loro caloroso benvenuto! Vi ringrazio molto! Mi ha davvero riscaldato il cuore! (Si, per l’appunto ho un cuore…)

Dunque abbiamo lasciato l’edificio e ci siamo diretti alla fermate del taxi. Thibault ha fatto strada e quindi siamo andati via…

Dopo un po’ il tassista ci disse che ci stavano seguendo, da un ragazzo su un motorino blu. Abbiamo provato a seminarlo, guidando attorno a qualche isolato per circa 15 minuti, ma seminare qualcuno in motorino a Parigi non è facile, quindi Thibault ha chiamato dei suoi amici ed ha organizzato una trappola per il tipo: circa una dozzina di palestrati ci hanno aspettati all’angolo, così ci siamo fermati proprio accanto a loro. Il ragazzo in motorino ha fatto una scelta saggia ed ha smesso di seguirci poco prima che ci fermassimo.

Così abbiamo continuanto senza essere pedinati ed accompagnati dai palestrati in un posto, dove saremmo potuti restare indisturbati. Abbiamo fatto un’intervista, qualche foto e sostanzialmente siamo stati bene con buone persone. Ero davvero positivamente sorpreso da tutto ciò e davvero toccato dalla loro gentilezza e dal loro supporto.

Thibault dunque, quando stavamo per ricominciare il nostro viaggio verso casa, ha chiamato un taxi ed il mio amico dall’ Île-de-France ha guidato il tassista fino alla via per il parcheggio. Abbiamo guidato e guidato e guidato, attraverso le strade trafficate di Parigi, e mi chiedevo come fosse possibile per la gente vivere cosi: 10 milioni di individui costretti in un’area relativamente piccola. E’ come tutta la popolazione Norvegese e Danese messa insieme in una singola città. Che cosa fanno lì? Perché vivono così? E se l’energia elettrica scomparisse? E se stessero morendo di fame là dentro? In che giungla si trasformerebbe in una singola notte…

I miei amici Lemovici (ndt: i Lemovici erano un popolo gallico che diedero l’etnonimo a Limoges) ed io ci sentimmo liberati anche soltanto dall’entrare nella mia auto rustica: il nostro mezzo di trasporto per la libertà, ed eravamo d’accordo di non fermarci neanche per una pipì finchè non fossimo almeno a 150 km da Parigi. Che posto orribile, innaturale e distopico ci siamo lasciati alle spalle. Parigi ha risentito come di una crescita cancerosa che minaccia di distruggere tutta la Francia… se questa crescita dovesse raggiungere la campagna dove vivo il Signor Valls non avrebbe bisogno di espellermi per liberarsi di me: correrei più veloce che posso al boschetto più vicino!

Sono impressionato da come le persone possano sopportare di vivere in un posto come Parigi. Lo stress, il rumore, il chaos ordinario, gli alberi mutilati pe rle strade, la completa mancanza di natura reale. Capisco bene perchè le persone vivono in campagna dove vivo io. Come può essere buona una vita vissuta qui a Limousin, o ad Auvergne, o in altre regioni “contadine” della Francia. Quanto sono saggi a stare ontani dell’urbana distopia “Metropolitana”. Questa è una vita sana, salutare e naturale. Parigi è solo una morte lenta, il suicidio di un’uomo.

Per qualche motivo Parigi mi ha fatto pensare al carcere di Ila, il vecchio campo di concentramento tedesco risalente alla Seconda Guerra Mondiale nel quale sono stato per due anni durante la mia detenzione. Mi ha anche ricordato della musica che ascoltavo nel 1997.

Facciata del Carcere di Ila:

Il Cielo visto dal cortile nel Carcere di Ila. il “tetto” è nuovo. Avevamo solo una guardia che stava in alto,  guardando in basso verso di noi ed assicurandosi che nessuno provasse a “scalare la parete” (per raggiungere un’altro cortile, circondato da un’altra parete [alta 7 metri], circondato da un recinto in filo spinato):

Le celle nel Blocco A, dove ho speso gran parte del mio tempo. Le celle sono state rinnovate: erano solite avere macchie di sangue e caffè, nonchè vomito secco lungo le pareti. Carino… Anche l’arredamento e ed il gabinetto sono nuovi: prima c’era un buco nel pavimento a tale scopo, con un “famoso” sciacquone così potente che dovevi schivarlo, altrimenti ti infradiciavi completamente. Le guardie possono spegnere o accendere la luce nella cella dall’esterno (se se ne preoccupano…).

Ahimé! Il nostro mondo sta andando in malora, ed invece di risolvere i problemi reali le nostre autorità spendono il loro tempo e le loro energie a perseguitare persone come me, che vogliono solo salvare ciò che di buono esiste nel nostro mondo, ed assicurarsi che sopravviva alla distruzione che essi portano avanti con la loro stupidità, odio ed ignoranza.

Adesso indosserò i miei alti stivali di gomma e lavorerò un po’ in giardino…i ragazzi sono già fuori a giocare con le loro spade di legno. Marie e la nostra piccola bambina stanno pulendo il salotto. Il sole splende. L’erba è alta. Devo tagliarla nuovamente prima dell’Inverno…

Cosa diamine stavo facendo a Parigi?

HailaR WôðanaR!

Traduzione a cura di Andrea Calistro

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