BalðuR – lo splendente Dio Bianco dell’illuminazione

Prima di tutto un po’ di musica appropriata, Ricochet dei Tangerine Dream.

Circa 29 anni fa ho fatto un’esperienza che mi ha cambiato. Stavo sciando molto velocemente scendendo lungo il fianco di una collina quando tutto ad un tratto ho visto un trampolino di neve proprio davanti a me. Qualcuno lo aveva costruito senza che io lo sapessi, e andavo così veloce che mi è stato impossibile evitarlo. Piuttosto che essere scagliato in aria saltando sono semplicemente passato attraverso di esso – ma con mia grande sorpresa il mio corpo fu scagliato in aria. Sì, ho lasciato il mio corpo. Sono entrato in un mondo totalmente silenzioso e rassicurante. Ho visto il mio stesso corpo volare in aria, roteando su se stesso al rallentatore, e in seguito sono volato su verso una luce che infine mi ha circondato completamente. Era intensamente luminosa ma non accecante. Non era né calda né fredda, solo perfettamente confortevole. Non so per quanto tempo sia rimasto lì, perché ero in un mondo senza tempo, o piuttosto oltre il tempo. So che questo potrebbe sembrare stupido ma è ciò che ho provato; mi è sembrato che la luce mi sorridesse e mi abbracciasse. Ero totalmente al sicuro, non avevo preoccupazioni ed ero semplicemente felice. Ma capii anche che non potevo restare lì per sempre e quindi caddi. Tutto a un tratto mi ritrovai seduto sul mio corpo, sulla testa, e realizzai che il mio corpo si era sollevato dalla neve e che ci era voluto un po’ prima che esso cadesse giù di nuovo sulle sue ginocchia. Ogni cosa ancora succedeva al rallentatore, ma il tempo si velocizzò e cominciai a sentire delle urla di dolore in lontananza. Il mio corpo stava urlando laggiù. Quindi il mio corpo perse il casco e mentre i suoni divenivano più chiari e il tempo si accelerava fino alla velocità normale ogni cosa divenne rossa – per il sangue. Ero tornato dentro il mio corpo e vidi mio fratello lì, accanto a me. Gli parlai brevemente: “Non lasciare che mamma mi veda così”, perché sapevo che ero conciato male e lei sarebbe andata fuori di testa se mi avesse visto in queste condizioni. Mi ero rotto la giuntura destra della mascella, ma la maggior parte del sangue proveniva da una ferita causata da un bastone da sci che mi aveva perforato la faccia (così potevo realmente passare la mia lingua attraverso il grosso buco che mi ritrovavo in faccia). Tutta la faccenda passò senza che provassi alcun dolore fisico.

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Naturalmente mi sono chiesto cosa questa esperienza avesse realmente significato per me e ho letto alcuni libri su esperienze simili, ma ad un certo punto rimasi soddisfatto dalla spiegazione più scientifica; il mio cervello mi aveva protetto da questa esperienza dolorosa spostando la mia coscienza ad una parte del cervello nella quale non avrei provato dolore, e vidi semplicemente ciò che in realtà era un’illusione – o meglio un’allucinazione. Non ho mai lasciato il mio corpo. Non ho mai visto nulla realmente. È stato semplicemente un meccanismo di difesa attivato per proteggermi dal dolore.

Ciò che mi confonde tuttavia è la testimonianza di coloro che hanno avuto delle esperienze simili, e che hanno realmente visto cose che i loro corpi non avrebbero potuto vedere, o anche sentito cose in altre stanze situate nelle vicinanze. Come potrebbe un cervello essere capace di fare ciò? Un’altra cosa è il fatto che durante tutta la storia degli uomini hanno raccontato se non la stessa identica storia, almeno una molto simile: hanno lasciato i loro corpi, visto una luce bianca rassicurante una volta fuori dai loro corpi e sono tornati alla vita cambiati per sempre. Generalmente non avendo più paura della morte.

Se pensate al rito di passaggio, il vecchio rituale di iniziazione europeo, descritto qui e qui e anche qui potete facilmente paragonarli a queste esperienze. Il corpo (cioè i vestiti) è simbolicamente ucciso (cioè appeso ad un albero) o almeno ferito da una lancia e la persona che fa questo lascia il suo “corpo” ed entra in un mondo degli spiriti nel regno della morte. In questo regno egli impara qualcosa di sacro ed importante da una donna ed in seguito “rinasce” come un uomo nuovo e migliore.

Quindi la domanda è naturalmente: e se i nostri antenati avessero realmente basato questo rituale su queste dopotutto comuni esperienze di quasi-morte, che anche loro avranno sicuramente provato? E se l’effetto simbolico del rituale avesse lo stesso effetto su di una persona di una “reale” esperienza di quasi-morte? L’esperienza di questo rituale potrebbe perfettamente sembrare tanto sacra e importante quanto una reale esperienza di quasi-morte, e allora avrebbe naturalmente anche lo stesso effetto!

Ora, qual è quest’effetto? Cosa potrebbe fare possibilmente un’esperienza del genere ad una persona? Forse niente, certo, ma allora perché sarebbe stato tanto importante per i nostri antenati fare passare persone attraverso questo rituale? Forse questa esperienza li avrebbe collegati al mondo degli spiriti? Forse avrebbe attivato una abilità o un senso che resta latente in tutti gli europei – un senso che noi tutti eravamo soliti avere quando eravamo puri Neanderthals, che ora abbiamo bisogno di “mettere in moto”, per così dire? Forse attiverebbe l’intuizione come sesto senso? Forse eliminerebbe la paura della morte? Forse permetterebbe al moderno uomo europeo di diventare più simile a ciò che dovrebbe essere? Qualunque cosa faccia, io almeno mi sono sentito illuminato da quest’esperienza, e certamente non temo la morte – la mia come quella degli altri. Mi sento benedetto; assistito, aiutato, supportato e guidato da… qualcosa di buono. Da una forza divina. Dalle divinità. Dagli dei!

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Quindi, se non altro, ora sapete perché (in Burzum) mi sono concentrato tanto sul tema del viaggio nel regno della morte, sulla morte di Baldr, su Baldr (=Bragi) e Îðunn (=Nanna). Sembra come se Baldr (“corpo bianco splendente”, “sfera”) sia quella luce bianca che circondava quel bambino di 11 anni, ed egli fece una grande impressione!

HailaR BalðuR! HailaR Îþund! HailaR WôðanaR!

Traduzione a cura di Vargr í Véum

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