Il Signore degli Elfi

Il momento in cui per la prima volta capì cosa gli elfi in realtà rappresentino mi si presentò quando lessi un libro, Fedrekult («Culto Ancestrale»), pubblicato nel 1943 in Norvegia, da Otto Emil Birkeli. Nel suo libro tutt’altro che blando, egli afferma che gli elfi erano originariamente gli spiriti dei morti.

Il termine elfo di per sè significa semplicemente «bianco», come si può vedere dalla sua etimologia: il Norvegese alv («elfo») deriva dal Norreno alfr, dal proto-Nordico *albaR, dal più vecchio proto-Nordico *albaz, dalla radice proto-Indo-Europea *alba-. (Come Albania e la città Italiana di Alba.)

E’ possibile che gli spiriti dei morti venissero chiamati bianchi perché venivano sepolti in abiti bianchi, o ancor più probabilmente perché erano purificati (dalla morte) e quindi innocenti (di nuovo), che attendevano vicino al tumulo, dietro al recinto che separava il mondo dei vivi (che stava fuori dalla tomba) da quello dei morti (la zona all’interno del recinto) – la terra degli elfi, dove gli alberi non vengono tagliati e dove gli animali non pascolano. Qui, aspettano l’opportunità di rinascere nella stirpe.

Nella tradizione Scandinava ci sono, comunque, due tipi di elfi: gli elfi chiari e gli elfi scuri. Questi ultimi sono anche noti come nani. Gli elfi chiari dimorano nella luce, nei prati e negli alberi sotto il Sole,  ecco perché sono chiamati elfi chiari. E a proposito degli elfi oscuri? Chi e cosa sono?

Il nome in sè crea un po’ di confusione: «scuro» + «bianco». Comunque, come tutti ben sappiamo, i corpi dei morti sono, come dire: pallidi come la morte. E questi corpi morti così pallidi risiedono nell’oscurità del tumulo sepolcrale. Sono quindi degli elfi scuri.

Gli elfi oscuri sono anche noti, come ho detto, col nome di nani (No. dvergr). Questa parola è un po’ più ostica da tradurre, ma se osserviamo la sua versione femminile, dyrgjâ, diventa tutto più chiaro: dyrr («porta») e gjâ («apertura nel terreno»). Come sappiamo, i corpi pallidi dei morti vengono posti dietro alla porta che apre il sepolcro. Allora, ha senso dopo tutto. Anch’essi sono bianchi (pallidi), e dimorano nel sepolcro.

Si dice che i nani producano e posseggano molta ricchezza. Anche questo ha senso, perché i morti venivano sepolti con tutti i loro beni, e quando i miti ci dicono che il tale o il tal’altro oggetto è stato creato dai nani, ciò che in realtà vogliono dire è che l’oggetto è stato fatto da qualche antenato, il quale successivamente – quando la stessa persona rinasceva nella stirpe – veniva raccolto nel sepolcro per l’uso che quell’antenato ne avrebbe fatto nell’«aldilà». Era rinato, e naturalmente avrebbe raccolto ciò che era essenzialmente suo – dal tumulo sepolcrale che ospitava i suo precedente corpo. Erano quindi fatti dai nani: gli antenati defunti. Questo spiega anche il perché molti sepolcri vennero «saccheggiati» di tutti i propri beni. Certo che lo erano: ogni qual volta una persona rinasceva – o comunque era vista come rinata – raccoglieva ciò che erano i suoi beni dalla sua vita precedente.

Quindi un elfo è sia uno spirito immortale di un defunto nobiluomo, che il suo corpo in putrefazione.

Älvalek, “Elf Play” di August Malmström (1866).

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Comunque, gli elfi sono anche noti per essere degli arcieri eccellenti ed essere molto bravi nel nascondersi nella foresta, e alcuni pensano pure che siano dotati di ali – sebbene siano spesso chiamati fate o folletti. Questo spiegherebbe perché in Scandinavia l’Aurora boreale viene chiamata sia «la strada delle api» che «la danza degli elfi». Si dice che gli elfi assumano le sembianze di api – cosa alquanto logica, considerato quanto comuni queste sono nei prati in fiore – e spiegherebbe le loro eccellenti capacità di «arcieri» (=il pungiglione) e di nascondersi (=le loro dimensioni le rendono molto difficili da individuare a volte). (NB! Mia moglie, a tempo debito, elaborerà un suo articolo in proposito, dove spiega l’importanza del miele e delle api nel culto ancestrale, e come questo logicamente faccia riferimento al culto dell’orso.)

La Terra degli Elfi:

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Anche se defunti, i membri morti della famiglia erano visti come parte della famiglia. Durante le principali festività, si mettevano, all’interno della casa, delle immagini che li rappresentavano, per permettergli di partecipare, e facevano a volte anche dei sacrifici sui tumuli sepolcrali, per far loro piacere. Col tempo – o meglio ancora, quando arrivò il Cristianesimo – questo doveva essere fatto in segreto, e successivamente ancor più in segreto, altrimenti i monaci e i preti Ebrei li avrebbero accusati di stregoneria e li avrebbero fatti bruciare. La chiesa naturalmente voleva porre termine a quest’usanza Pagana che, a ben vedere, prevalse in Scandinavia fino al XIX secolo, e di conseguenza gli fece propaganda contraria: gli elfi non erano gli spiriti dei nostri antenati, dicevano, ma demoni e diavoli! Dipinsero la figura di un meraviglioso elfo come… sì: un coboldo, un goblin, un hobgoblin, un demone! Non era più un amorevole, immortale, bello, saggio e nobile spirito, un antenato in attesa di rinascere nella sua stirpe, ma un demone meschino, brutto e crudele, vile e folle, contorto, codardo e assetato di sangue, malfidato e interamente malvagio! Una creatura Satanica!

Un’immagine Giudeo-Cristiana di Elfi:

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Per quanto mi riguarda, la bellezza del Paganesimo è tutto ciò che rimane. I coboldi e le altre perversioni Giudeo-Cristiane dei nostri elfi sono scomparse. Sono state esposte alla luce del Sole, tutti possiamo vedere ciò che in realtà sono, quindi sono scomparse: svanite nel nulla. Soltanto il meraviglioso elfo è rimasto – ed il nano. HailaR FraujaR: Il Signore degli Elfi!

Traduzione a cura di Marco Prandini

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3 thoughts on “Il Signore degli Elfi

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