Gli Asi ed i Vani

Uno degli aspetti che creano maggiore confusione nell’ambito della mitologia scandinava è ciò che concerne le differenti famiglie (o razze) delle divinità; gli asi ed i vani. Alcune delle deità sono addirittura reputate parte della stirpe degli ettin! Naturalmente, i nemici dell’Europa, sostenitori della multiculturalità impiegano quest’ultima supposizione per sostenere che le nostre divinità erano di razza mista e che, quindi, la nostra religione era un mix di diverse credenze.

Per comprendere il linguaggio della mitologia, dovete possedere, naturalmente, conoscere questo linguaggio, o almeno, essere in possesso di un dizionario norreno, e anche della perspicacia per utilizzare quest’ultimo.

Il termine aesir è il plurale della forma singolare âss. Questo lemma norreno deriva dal Proto-Nordico *ansuR, il quale discende a sua volta dal più antico Proto-Nordico *ansuz, che, ancora, proviene dalla radice Proto-Indio-Europea *and-\ans-, tradotta semplicemente come spirito (anche nel norreno, önd, “spirito”).Di conseguenza, gli asi erano spiriti, più precisamente gli spiriti più tardi denominati divinità.

Il termine vanir è la forma plurale di vanr. Quest’ultimo deriva dal Proto-Nordico più tardo *wanaR, che scaturisce dal Proto Nordico maggiormente antico *wanaz, evoluzione della radice Proto-Indio-Europea *wan\wen. Quest’ultima è traducibile semplicemente come “bellezza”. Di conseguenza i vani erano divinità considerate particolarmente belle. Essi erano Freyr (*Fraujaz), Freja (*Fraujon) e la loro madre Nerþuz (una deità femminile diventata maschile durante l’Età Vichinga, denominata Njörðr).

Il nome romano di Freya, Venere (la “bellezza”) naturalmente proviene dalla stessa radice PIE wan/wen.

Per la spiegazione del termine ettin, si guardi questo post (versione originale).

Il mito (Völuspâ, strofe dalla 21 alla 24) afferma a riguardo:

21. Lei ricorda sacre genti

Migliori al mondo

Essi trapassarono il cavallo dorato

Con la lancia

Nella stanza dell’alto (es. Óðinn )

Essi la bruciarono.

Tre volte la bruciarono

Tre volte, lei era nata,

spesso, e non raramente

Lei vive ancora.

Questo non è, comunque, una raccolta di versi narrante di una strega bruciata sul rogo per tre volte, come sostenuto da alcuni accademici, ma una descrizione della tecnica del “debbio” impiegata in agricoltura. Le sacre genti, i migliori al mondo, sono i vincitori delle gare annuali di maggio, meglio conosciuti come Giochi Olimpici (uno dei quattro eventi di questo tipo in Grecia), e nella loro forma degenerata durante il Medioevo, i Tornei del Re. In Norvegia abbiamo ancora, anche se come giochi per bambini, per le celebrazioni del 17 maggio. La vincitrice del concorso (scelta tramite la consegna di una mela, si legga il mito di Paride ed Afrodite) arava il terreno con un grosso ramo (la bacchetta magica); seminava ed irrigava i campi, per far crescere il raccolto. Le sementi erano collocate in profondità; nel reame dei morti (la stanza di Odino). Una volta bruciato “il cavallo dorato” (il grano) esso avrebbe fertilizzato il terreno, in modo che potessero coltivare nuovamente sullo stesso suolo l’anno seguente. Questo andò avanti, ancora ed ancora.

22. Chiarore\luce era il suo nome

Dovunque andasse

Una donna scelta dotata del dono della profezia

Lei esercitava la magia,

conosceva i costumi,

giocava con questi

ed era sempre stimata

dalle donne malate.

La stupenda Regina di Maggio, che aveva ricevuto la mela dall’uomo vincente il concorso, è qui descritta. Era capace nel campo della medicina naturale, naturalmente popolare tra le persone che visitava e curava. Lei conosceva le tradizioni, padroneggiandole meglio di chiunque altro.

23. Poi tutti i potenti andarono

Ai seggi del giudizio (la tomba)

E tennero consiglio.

Se avessero loro dovuto pagare un tributo

Od avere diritto ad un compenso.

Gli dei (la gente) andavano al tumulo, sperando di aver scelto il giusto Re e la giusta Regina. Se ciò era accaduto, l’anno sarebbe stato proficuo, in caso contrario le sorti sarebbero state nefaste.

24. Odino lanciò

La sua lancia in mezzo alla folla,

dei migliori al mondo,

il muro di legno fu distrutto

il campo degli spiriti

la bella predisse l’esito della battaglia.

Loro stettero pronti a combattere.

Alla vigilia del nuovo anno, gli sciamani erano simbolicamente appesi ai frassini, feriti da punte di lancia. Heimdallr soffiava il corno, dando il segnale di aprire il tumulo (il cancello della zona recintata circondante la tomba veniva spalancato), pronto ad accogliere gli dei. La meravigliosa sciamana sapeva cosa stava per accadere e si preparava per l’imminente Ragnarok. Quest’ultimo, potrei aggiungere, non è una battaglia tra divinità, ma piuttosto una battaglia combattuta dalle deità contro gli ettin. Non c’era nessun conflitto intercorrente tra due differenti stirpi di divine.

Poi seguiva lo scambio dei prigionieri al termine dello “scontro” (concorso). Njörðr è dato come ostaggio agli asi, tuttavia ricordate che Njörðr è, in realtà, una divinità femminile, la madre di Freyja,- l’attuale vincente della gara di bellezza. Nerþuz è, in altre parole, la vincente del concorso dell’anno precedente, e quando ella viene sconfitta da una donna reputata più bella di lei, deve ritornare nel gruppo degli asi, riammessa nuovamente tra le loro fila. Sì, nuovamente, perché ne faceva parte prima di essere incoronata regina.

Hønir (adescare, con il canto) e Mimir (memoria, reminescenza), sono dati in ostaggio ai vani, ma Hønir è un altro nome per Freyr, così egli è semplicemente il vincitore di quell’anno (rimpiazzante il precedente). Egli diviene Freyr, il più bello, il vano. Senza Mimir (la saggezza del passato) egli sarebbe un leader incapace, come narrato dal mito.

Il vincitore dell’anno precedente non farà ritorno nel gruppo degli asi (come la sua controparte femminile) in quanto egli viene ucciso dal nuovo Re in guisa tale che la sua energia possa essere trasferita al novello vincitore. Sì, esatto, sacrifici umani…

Il Re e la Regina di Maggio

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Nell’Età Vichinga il Re di Maggio (Freyr) non era più ucciso quando rimpiazzato, ma piuttosto, il subentrante incideva un idolo di legno con la spada, ammazzandolo simbolicamente. L’idolo era simile ad un pilastro, come nel caso del famoso Irminsul presso i Sassoni. Allorchè il gesto era compiuto, il nuovo vincitore assumeva il ruolo del Re di Maggio (o di padre della casa) ed era obbligato a formulare la promessa (conosciuta in Norvegia sotto il nome di Bragelofte, “la promessa del vincitore”) di intraprendere gesta eroiche. Una volta dichiarata, egli tagliava l’idolo, e la profondità del taglio era la misura del suo futuro potere reale.

Un idolo pagano dei tempi moderni

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Colpire con una spada un idolo ligneo spesso poteva portare all’incastro della lama, che il vincitore doveva estrarre con lo stesso braccio usato per brandirla. Se egli avesse fallito nel compito, avrebbe perso il suo titolo. Accaduto ciò, era il secondo classificato nella gara a poter tentare di estrarre l’arma: se egli fosse riuscito dove il suo predecessore si era arreso, sarebbe toccato a lui portare a termine del vincitore profferita quanto quest’ultimo aveva inciso l’idolo (ad esempio riunificare l’Inghilterra sotto il suo dominio). Se anche lui si fosse rivelato incapace di tirar fuori la spada, il terzo sarebbe stato chiamato a provare e così via. Quello che fosse stato in grado di strappare il ferro dall’idolo, era reputato scelto dallo spirito del Re di Maggio.

Se non avete ancora afferrato il nucleo di quello che sto trattando, ebbene, dovreste studiare di più ciò che concerne la nostra cultura. Perché, esatto, questa è la vera origine del mito di Artù e della spada nella roccia…

Non c’era nessuna guerra tra due antitetiche razze di divinità, non c’era nessun mescolamento di razze o cose del genere. Tutti i contenuti della nostra mitologia derivano dalla nostra gente. Qualsiasi cosa è in accordo con la nostra religione pagana. Tutto è europeo! Le forze positive erano chiamate asi e quando vincevano le gare di Maggio divenivano vani, ed il potere che cercavamo di contrastare era quello degli ettin, qualche volta distruggendolo, più frequentemente controllandolo. Il potere è nelle donne, negli uomini, nei giovani e nei vecchi, in noi essere umani. Noi siamo loro; loro sono noi. E’ sufficiente coltivare il buono in noi stessi e sopprimere la parte malvagia, aprire gli occhi ed il cuore verso la luce, chiudendo all’oscurità, tranne quando essa è necessaria. Ahime! Abbiamo bisogno anche del potere degli ettin, allorchè dobbiamo ricorrere al nostro odio, alla nostra furia, alla nostra forza bruta, alla nostra testardaggine, alla nostra spietatezza, alla nostra ira, alla nostra crudeltà.

Concludendo, ricordate, e rimembrate bene, che non esiste nessuna salvezza, ma solo la Gloria e la Rettitudine che voi assicurate a voi stessi. Non esiste nessuna vergogna e nessun peccato, ma solo l’Onore! Non esiste nessun Inferno né nessuna sofferenza dopo la morte, ma solo un eterno rinascere per i meritevoli, nella famiglia, nella tribù, nella razza.

HailaR WôðanaR! 

Traduzione a cura di fleuvesangue

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3 thoughts on “Gli Asi ed i Vani

  1. Pingback: The Vanir & the Æsir | Thulean Perspective

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